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Erasmus
Invece della leva, l’Erasmus
Carissimi Italians,
sono la mamma di un Erasmus, anzi di un ex Erasmus, e la mia esperienza di mamma, se così si può dire, è positiva. Uno dei miei figli ha trascorso un anno di Erasmus a Bruxelles, in un campus dell'ULB. Diciamo che ha trascorso là il suo 22° anno, quasi una leva, alla quale lui non sarà più obbligato, perché, nel frattempo, è stata abolita. Quindi l'anno di Erasmus può essere visto come una sorta di sostituto della leva, ben più positivo. Eppure pare che questa opportunità dell'Erasmus sia poco utilizzata dagli studenti italiani rispetto agli altri europei. Ecco alcuni dei vantaggi: e' partito senza quasi sapere il francese e così un po' l'ha imparato. Non sapeva farsi da mangiare né lavarsi i calzini ed è riuscito a sopravvivere. Nel campus dell'Università aveva a disposizione una stanza con bagno personale e una cucina in comune con altri sei universitari. Ogni tanto passava "Madame" per vedere in che stato di ordine-pulizia si trovasse la stanza. Se qualcosa non andava Madame lasciava un biglietto e poi tornava ad esaminare, così ha imparato a mantenere più ordine e pulizia tra le sue cose (a casa però ha dimenticato come si fa, purtroppo). E non parlate troppo male delle mamme italiane, perché le mamme dei belgi, a turni, andavano a ripulire gli appartamenti. Naturalmente ha incontrato un bel po' di giovani stranieri e ha mantenuto amicizie a distanza. Anche per me qualche novità: sono andata a vedere Bruxelles e ho imparato a usare Skype e Messenger, perché insomma io sono la mamma e un po' di controllo a distanza ci voleva, senza far salire le bollette del telefono. Poi questi due nuovi mezzi per comunicare sono più discreti, perché ognuno può scegliere se farsi trovare o no. Ora che è tornato c'è un piccolo strascico, già pensa a futuri stage all'estero e niente lo spaventa. Sta parlando di Calcutta. Mio figlio sta frequentando il Politecnico di Milano ed è andato a Bruxelles perché è interessato all'intelligenza artificiale e pare che là ci siano strani laboratori, strani per me che non me ne intendo. Chissà.

Cristina Fossati, miosotis@hotmail.it

Erasmus ad Aarhus, Danimarca da qui
Cari Italians,
ho 23 anni e studio scienze politiche. Vi scrivo da Aarhus in Danimarca, dove sono in Erasmus. Un altro paese, un'altra mentalità, un altro mondo qui... Tantè che ho appena chiesto, e ottenuto, un prolungamento di altri 6 mesi. Vi vorrei raccontare di stasera a cena con i danesi, davanti a una pizza fatta in casa. Amo la pizza e così amo il mio Paese. Discutevamo di università, moralità e lavoro. 1) Anzitutto l'università è gratuita e tutti gli studenti ricevono una borsa di studio mensile (mediamente 400€). Paga il welfare state danese (universale, cioè a favore di tutti), finanziato da un'imposta sul reddito media del 58% più un'elevata tassazione indiretta (tabacco, alcool, etc). 2) L'università è selettiva e richiede impegno. Gli studenti sono rispettosi delle regole, e questo viene insegnato loro fin da bambini. Spesso gli esami richiedono la preparazione di tesine e presentazioni a casa. Nessuno si sogna di copiare! Primo, è moralmente scorretto. Secondo, la sanzione prevista supera largamente il beneficio marginale: l'imbroglio è punito con l'espulsione dall'università. Si', avete capito bene! Non importa che sia la prima volta, si viene espulsi, punto e basta. Incredulo, chiedo maggiori spiegazioni e mi dicono: «Tutti quanti siamo d'accordo. Nessuno è contrario (beh, tranne chi copia) perché nessuno ha interesse ad avere una laurea senza alcun valore». 3) Dunque chi si laurea è veramente competente. Le imprese dispongono di laureati preparati, che grazie alla "flexicurity" (leggetevi quanto hanno scritto Giavazzi e Marro sul Corriere) sono assunti con ulteriore facilità. Tutti gli indici economici sono positivi, e l'economia è in crescita da anni. Sembrerà strano, ma più di così non si riesce a fare... Ho letto sul principale quotidiano economico danese, il Borsen, che le imprese non possono espandersi ulteriormente perchè il numero di laureati non soddisfa la loro richiesta. Non parliamo di stage, ma di lavoro vero! E non si tratta di esiguità di laureati, semplicemente chi è laureato è valido. Ora che fare? Quali alternative future per un giovane italiano? Restare o tornare? Quanto tempo ci vorrà perchè questo accada anche nel nostro Paese? Non credo che emigrare sia l'unica alternativa. Piuttosto perchè non proviamo a introdurre questi esempi virtuosi per far ripartire una volta per tutte il nostro Paese? Io ci voglio credere.


Marco Zamboni, marco.zamboni2@tin.it