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iLiad, il giornale elettronico
Quando un sogno prende vita






ALLA FINE l'innovazione non è mai una scommessa. Non che manchi una piccola quota di alea, ma non è mai un salto nel buio. Si parte dalla perfetta conoscenza del terreno, dall'ambiente in cui ci si trova, da una tensione progettuale e dalla capacità della fantasia di saper parlare agli affari. Un sogno che il denaro possa comprare, a patto di arrivare primi. Parlo delle origini dell'inchiostro elettronico, di come nacque l'idea di appoggiarne la ricerca, di un filo che arriva direttamente a oggi, a iLiad, il lettore di libri e giornali che sarà lo strumento di un test per trecento lettori di Repubblica. Tutto comincia con un "cartoccio del pesce".

"Fishwrap" (cartoccio del pesce) era appunto il nome del maggiore progetto, fra almeno una decina, che i partecipanti al consorzio di ricerca "News in the Future" del MIT Medialab di Cambridge Massachusetts prendevano un esame fra il 1998 e il 1999 - fra questi "sponsor" c'era il Gruppo Espresso, che ha partecipato al consorzio per tutta la sua durata.

Per il "cartoccio", primo abbozzo di sistema per l'informazione personalizzata, si trattava di passare da una idea prototipale a una "a regime", nella quale l'utente potesse scegliere di costruire il proprio bouquet di fonti di informazione in un ambiente integrato sia dal punto di vista grafico che sistemistico. Eh lo so, che suonano tanti campanelli e che ricorda qualcosa. E' proprio quello che si fa oggi con il web 2.0 e su cui il venture capital investe milioni di dollari sulla scala delle centinaia. Allora però il cartoccio non arrivò alla fortuna di entrare in produzione, mancavano alcuni passaggi di programmazione e tecnologia venuti dopo.

Ma ci arrivò qualcos'altro, la passione del fisico latinista, Joe Jacobson.

La prima presentazione dell'inchiostro elettronico era una di quelle situazioni in cui, mentre guardi la demo e provi a pensare a quello che ti diranno quando ne parlerai in Italia, ti viene il sospetto che ti licenzieranno. Il prototipo era in in laboratorio di un disordine pazzesco, sembrava quello di Mago Merlino nella "Spada nella Roccia" di Disney, ma nessuno fra i presenti - tutti seriosi rappresentanti di gruppi editoriali americani o europei - si scandalizzava né del caos assoluto né del fatto che il prototipo non funzionasse. Il punto era ascoltare e cercare di capire.

La "cosa" presentata funzionava nella teoria, che Jacobson esponeva con una persuasività quasi profetica, ma nella realtà era solo un abile bric a' brac. Jacobson non usava mai un futuro o un condizionale. Diceva: questa microparticella si polarizza sul nero, questa sul bianco, formano una lettera dell'alfabeto. Tutto all'indicativo presente. E tu la cosa la vedevi, e pensavi: certo un giornale di plastica, che esce ogni ora, niente spese per la carta, roba forte.

Mesi dopo, inizio 2000, arrivò una breve lettera di Nicholas Negroponte, presidente del Medialab. Segnalava che l'idea di Jacobson era diventata una start up, che voleva provare la strada del farsi realtà, come facevano gli indicativi di Jacobson. Chiariva che né lui né il lab sottoscrivevano o raccomandavano niente, ma segnalavano agli sponsor del laboratorio, tutte aziende, che quella piccola società cercava finanziatori.

Inutile continuare. Il Gruppo Espresso investì in quel progetto e oggi, a otto anni dalla prima "demo", sperimenta un prodotto che ha in quella idea i suoi inizi. Ma la domanda qui è: perché uno - un azienda, un venture capitalist - che si trova di fronte a un modellino fatto con pochi fili e due pezzi di lego decide di crederci (dove crederci significa "metterci denaro"?). In fin dei conti non c'è grande successo del web che non sia nato da questo, da qualcuno che ci crede e ci mette i soldi.

Non è solo una questione di alea. E' che, esattamente come per il "cartoccio", il modellino nasce in un contesto, in una temperie, diciamo pure un calderone di idee e di tensione progettuale. In quelle sessioni al medialab si discutevano i modi possibili per portare il prodotto giornale non solo in un "nuovo corpo", ma a una nuova vita e a un nuovo pubblico.

L'innovazione segue gli stessi percorsi mentali dalla fantascienza. Se rappresenti un mondo da qui a due milioni di anni, con gli umani saggi e incorporei che vivono di puro sapere, è una barba immangiabile. Ma se parli di domani, di Zafran Cochrane e di come inventò nell'epoca di Star Trek il volo a curvatura che nel 2200 portò l'umanità nelle stelle, stimoli l'idea che tutti abbiamo nel cuore, un sogno collettivo.

"Electronic Ink", molto prima che apparisse in "Minority Report" col foglio che in metropolitana fa download di continuo, era la fantasia che chiunque abbia amato, da lettore o da operatore, un giornale porta con sé. E' l'idea del giornale che tiene il passo del tempo e che cammina con te. Un oggetto tuo compagno di vita. Se funzionerà, è domanda che appartiene al domani, della sperimentazione che ci sarà. Ma intanto il modellino coi lego di Jacobson è diventato una cosa "viva" .

(29 aprile 2006)
Il Cnr sceglie la rete per pubblicare la banca dati su origine
uso e modifiche dei termini più antichi dell'italiano

E' online Tlio, il dizionario
sulla vita delle parole

Si possono consultare gratis 15mila voci e il lavoro continua
di CRISTINA NADOTTI
<B>E' online Tlio, il dizionario<br>sulla vita delle parole</B>

ROMA - Davvero affascinante come internet sia la collocazione ideale per uno strumento di studio che guarda al passato. Il vocabolario storico dell'italiano antico, Tlio, acronimo di Tesoro della lingua italiana delle origini, si presenta al grande pubblico dei navigatori. Sul sito www.vocabolario.org ci sono già 15 mila voci, consultabili gratuitamente, che raccontano come le parole che utilizziamo ogni giorno abbiano una vita molto più lunga di quanto immaginiamo. Non è un dizionario etimologico, non spiega solo qual è l'origine di un lemma, è un dizionario storico, racconta la vita di una parola, i significati che le sono stati attribuiti nel corso dei secoli, risalendo, appunto, alle origini.

"Attraverso questo strumento - spiega Pietro Beltrami, che dirige il progetto del Cnr per la realizzazione dell'opera - è possibile risalire alle più antiche attestazioni delle parole italiane, seguirne significati perduti o opposti a quelli in uso". E la storia della parole è affascinante: ad esempio, 'contenente' nel senso di 'contenitore' è registrato e datato dal 1334, cioè 250 anni prima di quanto registri il Grande Dizionario Italiano dell'Uso di Tullio De Mauro".

E chi immaginava che i termini 'influenza' e 'diabete' per indicare le due malattie, fossero usati in epoche così remote: "L'influenza, come malattia, è così chiamata in una lettera del 1387 di un medico pratese, più antica di 280 anni delle citazioni note a partire dal 1667 - sottolinea Beltrami -. Scrive il medico: 'E questa è stata una influentia generale (...) con febre, tossa, dolori di capo e debileçça di stomaco'. Ancora più anticamente, fin dall'opera di Restoro d'Arezzo, nel 1282 - prosegue Beltrami - la parola indica in particolare l'influsso degli astri sugli uomini o sui fenomeni naturali. Un altro nome di malattia, 'diabete', può essere retrodatato da 'ante 1492' al 1361".

Le scoperte, sfogliando online il dizionario, sono tante. Parole che nel corso dei secoli hanno assunto significati diversi, altre che si sono perdute ma riecheggiano nelle opere dei padri della lingua italiana, come Dante e Boccaccio, altre ancora che paiono modernissime e invece hanno origini antichissime. Sono scoperte preziose per gli studiosi, divertenti per i visitatori occasionali del sito : "Che sono tanti - osserva Beltrami - visto che abbiamo ricevuto lettere di gente che non ha nulla a che fare con il mondo accademico, ma è incappata in una parola per caso e vuole saperne di più".

Il Tlio è in continua evoluzione e si troverà solo su internet. "E' una scelta quasi obbligata - spiega Beltrami - intanto perché pubblicare online costa molto meno che stampare e si può raggiungere subito un pubblico molto ampio. Poi perché le ricerche continuano e non appena completata una voce la si può pubblicare, ampliare, correggere". Il bello di internet, insomma, che ha reso subito famose iniziative come quelle di Wikipedia.

A differenza dell'encliclopedia online, nata su internet e aggiornata da chiunque, Tlio è un progetto nato sulla carta, che ha colto al volo l'innovazione di internet. "Fu l'Accademia della Crusca, nel 1965, a dare il via al progetto - spiega Beltrami - poi nell'85 divenne competenza del Cnr e fino al '95 si lavorò per raccogliere la banca dati. Ma dal '96, ai primordi di internet, ci furono online le prime voci, proprio perché volevamo che studiosi e curiosi potessero accedere subito ai risultati delle nostre ricerche".

Oggi il Tlio fa il punto, con il rammarico tipico della ricerca italiana. A un progetto così ambizioso lavorano sei ricercatori, oltre al direttore Beltrami, due assegnisti e alcuni collaboratori esterni. Nonostante le risorse limitate le ambizioni non mancano: "Per ora lavoriamo con un'interfaccia provvisoria, ma ne stiamo preparando una più elaborata, per consentire ricerche più complesse". Perché il bello di internet è la profondità e quando si tratta di evoluzione della lingua le strade che si possono intraprendere sono molteplici.
Allarme dal Forum: molte innovazioni, ma pochi investimenti
Nel futuro le pubbliche amministrazioni rischiano l'arretramento

Hi-tech, lo Stato va a rilento
e le PA inseguono l'efficacia

In mostra servizi di m-gov, t-gov, VoIP, tecnologie biometriche
e il web semantico, l'organizzazione intelligente della rete
di FEDERICA FORTE
<B>Hi-tech, lo Stato va a rilento<br>e le PA inseguono l'efficacia</B>
Schermata per il riconoscimento facciale, attraverso l'uso di tecnologie biometriche (IBM)

ROMA - Lo Stato italiano è a bassa densità tecnologica, la pubblica amministrazione spende poco e male in tecnologie informatiche, tanto che per il prossimo futuro si intravede il rischio di arretramento. Il rapporto Aitech-Assinform (l'associazione delle imprese hi-tech che fa capo a Confindustria) sull'Italia dell'Ict, presentato in occasione del diciassettesimo Forum PA, non è certo confortante. In ogni caso, al di sotto delle aspettative, se si considera che l'ultimo governo italiano aveva scommesso molto sullo sviluppo della tecnologia al servizio del cittadino, creando persino un ministero ad hoc.

Nei padiglioni della Fiera di Roma che ospitano il Forum della Pubblica Amministrazione, non c'è traccia del 'miracolo': le code agli sportelli, le interminabili liste d'attesa, la giungla burocratica, tutti godono di ottima salute, anche se non mancano le punte di eccellenza, soprattutto nel settore sanitario. Il futuro, invece, riserva qualche sopresa; anche se è evidente che le amministrazioni pubbliche, più che investire sul miglioramento del rapporto col cittadino e dei servizi offerti, preferiscono risparmiare. Cosa possibile, ad esempio, grazie all'uso del VoIP (Voice over Internet Protocol), che trasferisce i servizi telefonici su rete informatica: gli uffici pubblici comunicano tra loro non più via telefono, ma tramite il pc, e il risparmio (solo sulle chiamate) sfiora il 60%.

Digitale terrestre. Ancora in stallo, invece, tutti quei servizi - e non sono pochi - fruibili tramite digitale terrestre: dal pagamento del bollo dell'auto alla prenotazione e consultazione dei referti sanitari senza muoversi da casa (la privacy è garantita da tessere personali con chip, simili a una Sim card), incluse le noiose trafile di richieste di certificati, ecc. Basterebbero una tv, un decoder e un telecomando. Ma il digitale terrestre - il cui lancio, previsto per gennaio 2006, è stato rimandato a data imprecisata - resta ancora lontano, così come tutti i possibili, comodi scenari ad esso correlati.

M-government. Le amministrazioni, nel frattempo, puntano sull'm-gov: vogliono semplificarci la vita con servizi che passano dal telefonino, sicuri, così, di raggiungere un pubblico vastissimo (alzi la mano chi non ha il cellulare). Un esempio: un sms o un solo squillo dal telefono ci permetterà di attivare (e contemporaneamente pagare) il parcheggio in centro, andare tranquilli al lavoro o a fare shopping, senza avere l'incubo della scadenza del bigliettino esposto sul cruscotto: la sosta viene disattivata con un altro squilletto.

Web semantico. Un ruolo chiave nel futuro delle PA è rappresentato dal web semantico, la nuova frontiera del web che permetterà ad archivi e database di comunicare più facilmente e in modo intelligente, grazie all'uso dei concetti: lo stesso computer sarà in grado di valutare il significato della stringa, superando così anche il problema della lingua. La strada è ancora lunga, ma il percorso è inevitabile, e già si pensa ai possibili usi per snellire burocrazia e personalizzare le informazioni.

Tecnologie biometriche. Affascinanti, e probabilmente di prossima applicazione anche in Italia, le tecnologie biometriche, basate sul riconoscimento facciale, l'impronta digitale o l'iride, in grado di digitalizzare una caratteristica morfologica (più o meno inconfondibile) dell'individuo per poi utilizzarla nei sistemi di controllo degli accessi in aree riservate o, ad esempio, negli aeroporti, dove è indispensabile ma faticoso controllare flussi di persone. Tutti casi in cui va garantita la massima sicurezza (ma anche il rispetto dei dati personali). Ne sono esempi il passaporto elettronico, in uso negli Stati Uniti, o il permesso di soggiorno elettronico, ancora un prototipo.

Sanità. E' nel campo sanitario, però, che si riscontra il numero più alto di servizi ad alta tecnologia, di facile comprensione per la maggioranza delle persone. Anche qui, l'obiettivo primario è risparmiare: largo allora ai sistemi di controllo e di assistenza del paziente a distanza, alla teleconsulenza (sempre più diffusa, che in Piemonte ha permesso di tagliare dell'80% la spesa dei trasporti), all'identificazione radio di farmaci e archivi per tenere traccia, ad esempio, dei percorsi di un carrello all'interno di un ospedale o per la gestione efficiente di un magazzino. Per i piccoli comuni che non hanno presidi sanitari o farmacie, dispositivi ad hoc permettono all'utente di interfacciarsi col farmacista più vicino o con un addetto della Asl in videoconferenza, per gestire la prenotazione di una visita o il referto di un esame (tramite scanner), o per erogare un medicinale. Indispensabile, in questi casi, la tessera sanitaria, che in futuro potrà contenere persino la ricetta medica. A testare l'innovazione saranno dieci comuni di Abruzzo e Piemonte, oltre all'aeroporto di Fiumicino.

La cultura dello sviluppo e della semplificazione, però, resta un obiettivo distante, se è vero - come emerge da uno studio dell'Osservatorio sui fabbisogni formativi della Scuola superiore della pubblica amministrazione - che sempre meno dipendenti pubblici partecipano alle attività formative. "Eppure la cultura informatica", spiega il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, "insieme allo snellimento di ruoli e strutture e ad investimenti mirati, è il primo passo verso una burocrazia efficace, oltre che efficiente".

(9 maggio 2006)


Il Gruppo Espresso firma un accordo con gli olandesi di i-Rex per Iliad:
un terminale che pesa 300 grammi, 12x16, può contenere i numeri di un mese

le specifiche di "Iliad" sono qui (PDF)

Repubblica giornale portatile
su un lettore elettronico

E' la prima volta in Italia: sarà sperimentato da 300 persone
Scaricabile anche senza fili con una connessione a internet
<B>Repubblica giornale portatile<br>su un lettore elettronico</B>

di MASSIMO RUSSO
ROMA -
A vederlo sembra un bloc notes, le dimensioni di un quaderno, lo spessore di una custodia per Dvd. Lo schermo per il momento non è molto grande (12 centimetri per 16), ed è in bianco e nero (16 toni di grigio). Quello che impressiona di più è la nitidezza dell'immagine: nessuna foto mossa, visibilità perfetta sotto qualsiasi angolazione, una nitidezza impeccabile anche in pieno sole, un contrasto migliore di quello della normale carta da quotidiano. Si chiama Iliad, pesa circa 300 grammi, è un lettore elettronico e su questo terminale 300 persone potranno leggere la Repubblica ogni giorno a partire da luglio.

Il Gruppo Espresso ha raggiunto un accordo con iRex Technologies, un'azienda olandese, per realizzare il primo caso in Italia di giornale mobile basato su inchiostro elettronico. Un esperimento analogo, il primo in Europa, è in corso dall'inizio di aprile in Belgio, dove il quotidiano economico De Tijd ha distribuito Iliad a 200 propri abbonati, che da qualche settimana ricevono il giornale in questo formato.

A breve dovrebbe partire negli Usa il New York Times. Le batterie durano mesi e la memoria di base di cui è dotato il lettore consente di conservare almeno 30 numeri di un quotidiano. Il cuore del sistema è l'inchiostro elettronico messo a punto da E Ink, una società americana nata dall'incubatore tecnologico del Mit, il Massachusetts Institute of Technology, nella quale il Gruppo Espresso aveva investito fin dal 2000. iRex - spin-off della Philips, che aveva già realizzato l'e-book reader commercializzato dalla Sony due anni fa in Giappone - ha realizzato lo schermo.

Basta premere un bottone e si scarica l'edizione completa del giornale in circa un minuto. La connessione a internet avviene senza fili, wi-fi, o con il cavo. Se in futuro saranno disponibili altri giornali nello stesso formato, si potranno scaricare tutti sul medesimo dispositivo. Sarà come avere in mano una vera e propria edicola elettronica.

Iliad si può potare con sé e utilizzare ovunque. Le pagine si sfogliano con i tasti laterali, gli articoli si ingrandiscono con un clic o toccando lo schermo con uno stilo in corrispondenza del testo. Le pubblicità sono cliccabili e possono rimandare a informazioni più approfondite su prodotti e servizi. Sul lettore elettronico si possono anche sfogliare libri, guardare foto, si può scrivere con una speciale penna come se si trattasse di un blocco per appunti e si può giocare a sudoku. La memoria è potenziabile con diverse schedine e c'è anche una porta Usb, utilizzabile per collegarsi a pc, stampanti e altre periferiche.

"Il dispositivo", si legge in una nota dell'Espresso, "permetterà in fase di test anche forme innovative di presentazione e delivery del giornale". Dietro l'angolo ci sono altri importanti sviluppi: uno schermo più grande, il colore, la possibilità di arrotolare Iliad proprio come se fosse un giornale. Che però sarà sempre aggiornato con le ultime notizie e potrà un giorno riprodurre anche video e audio.

(27 aprile 2006)
Le nuove tecnologie permettono agli studenti di riascoltare e rivedere le lezioni dei propri professori. Con un piccolo investimento economico (da repubblica.it)

Quando la scuola diventa hi-tech
dal podcast alle web-radio, è boom

Su Repubblica Multimedia le lezioni realizzate dai ragazzi e dai docenti
di TULLIA FABIANI


<B>Quando la scuola diventa hi-tech<br>dal podcast alle web-radio, è boom</B>
Microfoni accesi: la lezione comincia, il prof la registra e poi è pronta per essere scaricata da un computer e ascoltata. Ripetuta e imparata a memoria nel caso si tratti della lettura di una poesia del Leopardi, o della parafrasi a un canto dantesco. Dalla letteratura alle scienze, dalla musica alla rassegna stampa, a scuola è l'ora del podcast. E delle web radio, diventate un obiettivo di molti studenti e insegnanti.

La scoperta del podcasting come sistema utile alla didattica è abbastanza recente nelle scuole italiane: c'è chi ha cominciato a usarlo all'inizio dell'anno scolastico e chi nei mesi scorsi, ma in ogni caso i protagonisti della "svolta tecnologica" si dicono entusiasti dell'esperienza. E ci tengono a sottolineare che non si tratta di intrattenimento o di esercizio ludico, ma di un'occasione importante per rinnovare l'insegnamento.

Lo dimostrano i materiali audio e video delle varie scuole: le videolezioni e le clip realizzate dall'Istituto Tecnico Professionale Bodoni-Paravia di Torino che a settembre, nell'ambito del progetto Didanext, ha inaugurato "RadioTony", la prima web radio scolastica; il Multiblog del Liceo Scientifico Statale "E. Fermi" di Ragusa e la sua "RadioTuttiFermi" che conta già molte rubriche seguite da 30 ragazzi e una ventina di docenti (notiziari scolastici, sondaggi, rassegne stampa). Come pure lo prova il lavoro degli studenti dell'Istituto professionale di Cupra Marittima (Ascoli Piceno) con "DreamRadioStream" e quelle delle Scuole Superiori del Piemonte e della Liguria riunite nel progetto "Radio Zainet".

La voce dei docenti. Ora, a parte la possibilità di avere a disposizione immagini, testi, video, clip musicali e cicli di lezioni, viene da chiedere se c'è un valore specifico nell'uso del podcasting a scuola? "Il Podcast offre un contributo specifico all'insegnamento e all'apprendimento, rispetto a molte altre soluzioni digitali precedenti - spiega Alberto Pian, docente all'Istituto Bodoni-Paravia ed esperto di nuove tecnologie - perché integra strumenti digitali e non, in un ambito unico". Pian ha organizzato una struttura particolare di lezione: realizza schede didattiche in formato pdf, e poi le trasmette ai ragazzi che le ricevono sul computer. Inoltre registra spesso i dibattiti in formato audio e video: "Lo scopo è che in classe si crei un certo clima di attenzione e un interesse rinnovato allo studio. L'obiettivo - precisa l'insegnante - non è che tanti altri ascoltino quello che facciamo ma che gli studenti possano fruire attivamente di questi strumenti. Se una web radio viene realizzata solo per diventare una vetrina della scuola o per creare una redazione di studenti non credo abbia molto senso da un punto di vista didattico. Se invece è un'occasione per avviare i ragazzi a una padronanza linguistica e per farli scrivere allora è altra cosa".

E sbaglia chi pensa a uno svilimento dell'insegnamento, anzi: "La tecnologia va usata come strumento didatticamente utile, ma molti insegnanti - nota Pian- ancora non conoscono le potenzialità del mezzo e gli investimenti dovrebbero essere orientati a formare in tal senso i docenti". Il problema infatti è soprattutto culturale: "Molti docenti credono ancora che si tratti di attività d'intrattenimento - osserva Carmelo Ialacqua, docente del Fermi e autore di Edublog - altri invece sono incuriositi. Ma bisogna capire che è sempre più difficile e improduttivo continuare una didattica tradizionale. Secondo l'Ocse la scuola così com'è finirà nel 2015 se non si rinnova. C'è una difficoltà enorme infatti a comunicare secondo vecchi codici e non ci si può ostinare a ritornare solo sui libri di testo o a parlare in classe. Si rischia di perdere una sfida fondamentale".

E a non voler correre questo rischio è anche Antonella Brugnoli, insegnante di scuola elementare e coordinatrice della Rete "I ragazzi del fiume", una realtà nata in Friuli che comprende 84 scuole e coinvolge più di seimila ragazzi: "Nel nostro territorio si parlano tre lingue italiano, sloveno, friulano - racconta Brugnoli - e abbiamo pensato di comunicare attraverso il podcast. L'esperienza è entusiasmante, lo strumento è facile da usare e piace moltissimo ai bambini. Inoltre, nel caso di ragazzi disabili, l'utilizzo del podcast si sta rivelando molto importante, dà importanti risultati nell'apprendimento".

Il giudizio dei ragazzi. Dunque gli insegnanti promuovono il podcast. E gli studenti che ne pensano davvero? "Abbiamo colto subito con entusiasmo la proposta di creare una radio-web d'istituto, per fare un'esperienza del tutto nuova e originale - racconta Andrea Caruso che, insieme a Bruno Giummarra e Luca Gulino, frequenta il Liceo Fermi di Ragusa e cura la rassegna stampa di RadioTuttiFermi -. Ci piace l'idea di seguire una rubrica e di leggere e commentare le prime pagine delle più importanti testate nazionali. E poi questo lavoro ci impegna a seguire costantemente i giornali e le notizie. Inoltre abbiamo la possibilità di creare contributi originali per la rete".

Si capisce allora perché "il numero di studenti che collaborano a questa iniziativa sta aumentando", come dice Salvatore Tummino, anche lui coinvolto nell'avventura del podcast scolastico: "Mi occupo del settore motori, raccogliendo news, curiosità, aggiornamenti e immagini dal mondo delle due e quattro ruote - racconta -. Il lavoro non è semplicissimo, ma con il prof e i compagni diventa più semplice, divertente e istruttivo".


Foto, videocamera, tv, mp3, web a banda larga: tutto in poco più di 100 gr
I telefonini del futuro? Sono già tra noi
Prova su strada di uno degli ultimi modelli e prospettive: vincerà la “convergenza” o i costi ancora troppo alti?

DAL NOSTRO INVIATO
BERLINO - La telecamera si muove in una stanza polverosa e inquadra uno dopo l’altro i rottami di un mondo passato: una radio, una macchina fotografica, un televisore. E infine un iPod. Nel locale accanto, lindo e caldo, il loro assassino: un cellulare. Finirà così, con il telefono che si papperà tutto il resto in nome della convergenza?
FUTURO PRESENTE - Difficile dirlo. Ma difficile anche crederlo seriamente, dopo anni in cui la convergenza si è trasformata da traguardo possibile in lontana utopia se non in barzelletta. Un breve test sui telefonini di fascia alta e altissima appena usciti, però, fa davvero capire che quel tipo di futuro non è affatto distante. Avere l’Internet “always connected”, 24 ore al giorno, 7 giorni su 7 (il web “vero” e non un Wap qualunque) è già possibile. E portare in tasca un apparecchio che sostituisca (bene) una macchina fotografica digitale di fascia media, ora si può davvero. E altrettanto si può dire per chi preferisce lasciare a casa videocamera, palmare, pc notebook e lettore di musica Mp3. Con quelli che Anssi Vanjoki, vice-presidente Nokia e gran capo del multimedia, ci tiene a chiamare «multimedia computer» si può tutto quello di cui sopra.

BANDA LARGA - La connettività, innanzitutto. Finalmente sono arrivati nei negozi i cellulari evoluti che si agganciano a tutte le reti: Gsm, Gprs, 3G (Umts) e ora anche Wi-Fi. Un dettaglio, quest’ultimo, non da poco. Avere un tasca un telefono che supporta le reti senza fili locali consente di viaggiare all’interno degli “hot spot” in banda larga (vera) e di dimenticarsi i costi (ancora proibitivi) del trasferimento di dati sulle reti 3G. E questo vuol dire lavorare come in ufficio, magari con una tastiera pieghevole Bluetooth. Con tanto di allegati pesanti, da salvare su memorie sempre più capienti: in commercio ci sono terminali come il Nokia N91 o il Samsung SGH-i300 con dischi fissi da vari Gigabyte, e le schedine di memoria Mini SD (grandi come un’unghia) raggiungono ormai i 2 Gb e presto anche i 4. Dietro l’angolo ci sono velocità ancora maggiori: si chiamano Hsdpa e poi Hsupa, e faranno viaggiare fino a 14 Mbits.

SFIDA ALLE REFLEX - L’altra frontiera del futuro già presente è quella del multimedia. I camera-phone non sono certo una novità, ma chi avrebbe immaginato solo un paio d’anni fa che le case produttrici riuscissero a infilare un’ottica degna di una macchina fotografica vera su apparecchi nati per telefonare. Ora è successo: basta fare qualche scatto con gli ultimi cellulari, con risoluzioni da 3 Megapixel, zoom ottico e flash per rendersene conto. Nokia a Berlino ha presentato l’N93, che lancia la sfida anche alle videocamere compatte: qualità di registrazione Dvd e persino uno zoom ottico a tre ingrandimenti. E la foto-mania si sposa con il cosiddetto “Web 2.0”, l’evoluzione verso la community e l’interazione personale della rete negli ultimi anni: sempre la casa finlandese ha stretto un accordo con Flickr (la più celebre community di immagini online) per integrare il sito nel suo N73, un cellulare decisamente orientato alla fotografia. La corsa non si ferma: Sharp ha già annunciato in Giappone l’904SH, primo cellulare con display da 640 x 480 pixel (4 volte quelli attuali), mentre Samsung porterà a 8 i megapixel con l’SPH-V8200.

LA TV - L’altra rivoluzione annunciata è già arrivata: con il DVB-H sui cellulari arriva anche il digitale terrestre, la tv vera e propria. “3” ha varato un vero e proprio palinsesto e spera nel boom con l’esclusiva dei mondiali di calcio. Vodafone ha stretto un accordo con Mediaset per contenuti esclusivi. Anche Tim è della partita. Serviranno apparecchi dedicati, come l’Lg U900. La gente snobberà i “tivùfonini”, come qualcuno li ha già battezzati, o ne diventerà pazza? «Noi stiamo cercando di creare il concetto di "personal tv e video", come negli anni Novanta creammo il concetto di "telefono personale" con il cellulare Gsm», spiega Harri Mannisto, capo della divisione Watch di Nokia Nseries.

LA PROVA - Un “test su strada” di un cellulare evoluto come l'N80 di Nokia, appena sbarcato nei negozi a un prezzo non per tutti (sopra i 500 euro, per capirsi), fa capire che la tecnologia "convergente" è già fra noi. Grazie al browser del sistema operativo Symbian e alla connessione Umts (o con una W-Lan dove possibile) si naviga rapidi e veloci, nonostante lo schermo ridotto. Le foto a 3 Megapixel sono convincenti, i video un po’ "pixellosi" ma sufficienti. Si scarica musica (ecco un'altra frontiera, e Anssi Vanjoki, rispondendo a una domanda, ha detto di Nokia: «Non abbiamo mai detto che non entreremo nella distribuzione di musica», che suona come mezza ammissione) e la si sente com il lettore Mp3 interno, evitando di passare dal pc. Una manna per gli smanettoni e per chi è sempre in giro, insomma. Il tasto dolente sono i costi d'uso: i dati sul telefonino in Italia si pagano cari e i contenuti pure. Per la sua tv, “3” parla di abbonamenti sui 15 euro al mese. Quanti saranno disposti a pagarli?
Paolo Ottolina
26 aprile 2006


L'università di Udine ha progettato un software con il Global
positioning system per partire senza carta. Ci guida il cellulare

La guida turistica va in pensione
presto viaggeremo con Gps e iPod

E il Touring club promette per Natale le guide audio-video
di GAIA GIULIANI


<B>La guida turistica va in pensione<br>presto viaggeremo con Gps e iPod</B>
Il T4t dell'università di Udine
VECCHIA guide turistiche addio. I malloppi da centinaia di pagine che si infilavano con difficoltà in zaini stracolmi, sono destinati alla pensione. A breve avremo in circolazione software in grado non solo di sostituirli, ma di fare molto, molto di più. Con il Tech4Tourism ad esempio, sarà sufficiente un videotelefonino satellitare perché, dopo aver individuato la nostra posizione, la guida digitale ci indirizzi verso il luogo prescelto nell'itinerario che abbiamo programmato, indicando il percorso più breve "o quello di maggior pregio artistico", come sottolinea il professor Luca Chittaro, direttore del Laboratorio di interazione uomo-macchina che sta mettendo a punto il software in questione.

"Il T4T è uno strumento duttile alle esigenze del suo utente, che potrà programmarlo secondo i propri gusti scegliendo percorsi artistici, enogastronomici, o anche inerenti semplicemente allo svago notturno - spiega Chittaro -. Il software, grazie al sistema gps, individua la posizione del turista mostrandogli un suo alter ego all'interno di una riproduzione in 3d del luogo in cui si trova. Che viene riprodotto in modo da diventare interattivo: cliccando sugli elementi della ricostruzione virtuale, queste si animano, mostrando all'utente tutto quello che possono offrire".

E c'è di più. Nel caso in cui si desideri visitare un sito archeologico, è anche possibile osservarlo nella sua forma originale, ricostruita grazie alla computer grafica com'era prima che gli anni e l'intervento umano ne modificassero per sempre l'aspetto. Quando potremo iniziare ad usare questi gioielli della tecnologia? Presto: il software è già pronto, e verso la fine dell'anno l'università potrebbe firmare i primi accordi commerciali. Il prezzo di vendita ancora non si può prevedere, ma non bisogna spaventarsi perché "le guide potrebbero essere messe in circolazione da uffici e agenzie turistiche, che affitterebbero sia i programmi che i supporti, rendendo la tecnologia del T4t accessibile a tutti i portafogli", conclude il professore.

L'università di Udine comunque non è la sola che sta studiando nuovi approcci tecnologici al turismo: la signora Elyse Weiner, ex produttrice tv e vincitrice di un Emmy, ha già messo in commercio delle audioguide da scaricare sul proprio iPod, al momento solo in lingua inglese però. Un paio di cuffie nelle orecchie, e ci si può abbandonare al percorso guidati da una voce preregistrata. Si chiamano "iJourneys", e sono scaricabili dal sito omonimo al costo di 15 dollari insieme ad una cartina in pdf. E visto che la Merrill Lynch ha previsto che entro un paio di anni il 39% del fatturato turistico sarà online, il Touring club non è voluto rimanere indietro, ed entro il prossimo Natale presenterà le sue proposte hi-tech.

"Saranno disponibili nei formati Mpeg e Mp3 - spiega Claudio Volpi del Touring - e si tratterà di audioguide provviste di filmati che potranno essere scaricate su iPod, di quelli abbiano un piccolo schermo naturalmente, in modo da visualizzare i filmati che abbiamo realizzato sui luoghi prescelti. Alle immagini si aggiunge una traccia audio che contemporaneamente illustra le varie zone". E anche nel pacchetto del Touring è prevista una cartina in pdf da scaricare dal web assieme alla guida. Al momento sono state inserite delle versioni gratuite di alcune località della Toscana da sperimentare come prova. A breve, tutto il resto del mondo.

GUARDA IL VIDEO DI PROVA
(20 aprile 2006)
Lasciate ai vostri figli conoscere l'Europa
Caro Beppe,
sono uno dei tanti (ma se ci fosse un po' più di informazione potrebbero essere di più) studenti italiani che hanno deciso di vivere un periodo dei loro studi all'estero, precisamente alla Technical University of Denmark, a Copenhagen. Di ritorno da una stupenda giornata di sole, passata a fare il bagno nell'Øresund, mi sono imbattuto nella lettera della mamma di un mio "collega". Mi sono riconosciuto nei problemi sollevati: 1) la borsa di studio è veramente ridicola (120 euro al mese! Consideriamo che i nosti compagni di banco danesi godono di sussidi da 600 euro mensili!); 2) non tutti i professori riconoscono i crediti (ma con il vecchio ordinamento magari toccava rifare "pezzi di esame" in Italia, quindi non tutto è peggiorato). E allora pechè mi sono spinto fin quassù? Perchè, nonostante tutto, ci sono professori che credono in questa esperienza e ci appoggiano (magari facendoci fare tesi su argomenti che piacciono a noi studenti, ma che in Italia nessuno ancora tratta). Perchè uscire dal cortile di casa fa sempre bene e, anche se l'erba del vicino può sembrare sempre più verde, si impara ad apprezzare le cose belle che abbiamo nella nostra vituperata Italia. Perchè si impara a confrontarsi con altri modi di vivere (io, per esempio, non mi sono ancora abituato al fatto che qui le auto devono dare la precedenza alle bici...wow!). Perchè lavorando, mangiando, parlando e divertendosi con gente di tutte le nazionalità, si sente crescere e si può toccare con mano questa famosa Europa di cui tutti parlano. Ma soprattutto, e questa è la cosa più importante, che nessun credito o esame potrà mai riconoscere, si cresce. Tutto dipende da quanto si è disposti a mettersi in gioco, a vivere questa opportunità unica senza buttarla via in una serie infinita di feste e ubriacature (e purtroppo bisogna ammettere che è questo che molti vedono nell'Erasmus). Quindi, cari genitori, non abbiate paura a mandare i vostri figli in giro per l'Europa: è un'investimento che renderà sul lungo periodo, magari non sul posto di lavoro, ma in quella cosa più importante che si chiama vita.


Luca Vezzaro, luca_vezzaro@libero.it


L’università non ci prepara al mondo del lavoro (dal forum corsera di Beppe Severgnini)
Caro Beppe,
sono una 24enne italiana venuta a Londra a ottobre per cercare il mio primo lavoro. Premetto che mi sono laureata con lode e in corso a Pisa in una laurea specialistica in finanza, dopo una triennale in economia aziendale, sempre a Pisa. Con ottima conoscenza di inglese e spagnolo (il secondo grazie a un anno di Erasmus a Barcellona che, già che ci siamo, consiglio vivamente a tutti), sono arrivata qui ottimista, anche se assolutamente consapevole dei tempi che ci sarebbero voluti per trovare un buon lavoro. Direi che nei due mesi e mezzo che ho trascorso interamente cercando lavoro prima di trovare una posizione temporanea (grazie a un'amica), ho tristemente constatato che anche la mia laurea specialistica, di cui andavo tanto fiera e che tanto riempiva le bocche dei miei ipersoddisfatti professori all'università, è la solita laurea completamente scollegata dal mondo del lavoro.
In poche parole: in due anni di finanza non avevo mai sentito nomi di banche come Ubs, Citibank, Hsbc, tanto per farne qualcuno. Non avevo mai sentito parlare di front/back office, operations, ForEx. Insomma, non avevo gli strumenti per cercare lavoro con cognizione di causa. Le domande che mi fregavano ai colloqui erano sempre le stesse due: «cosa pensi che faresti ESATTAMENTE durante la tua giornata lavorativa?». E «che cosa ti piacerebbe fare ESATTAMENTE?». Certo, in parte sarebbe spettato a me informarmi sul mondo del lavoro, ma penso che almeno un quadro di partenza e una minima idea dei risvolti pratici di quello che studiamo ci debba essere data dagli studi. Per non parlare della mia mancanza di esperienze lavorative nel campo finanziario. Lungi dalla mia facoltà metterci in contatto con banche e aziende, se non per «stage» disorganizzati che fanno solo ritardare la laurea e imparare a fare le fotocopie in azienda.
Che dire, alla fine ho trovato un lavoro assolutamente interessante e sicuramente promettente che in Italia non avrei mai trovato (per il diverso panorama finanziario), ma ho dentro di me tanta rabbia e delusione, tanto dispiacere nel dover concludere che, ancora una volta, il sistema universitario italiano rimane incollato e bloccato della logica dei «baroni» e della teoria, invece che aprirsi sul mondo reale.


Giulia Paoli, giuliapaoli@hotmail.com
(giornali e pubblicità e verita e....)
Pubbliredazionali e notizie scomode
(dal forum corsera di Beppe Severgnini)
Caro Beppe,
pur lavorando nel famigerato mondo delle pubbliche relazioni, sono assolutamente d'accordo con te quando sostieni la necessità della separazione - il più possibile rigida - tra il lavoro delle redazioni e quello di chi acquista e vende spazi pubblicitari sulle riviste. Che questo avvenga all'estero è un fatto con, alle volte, qualche conseguenza paradossale. Il «New York Times», come ho già avuto modo di ricordare, sta facendo un ottimo lavoro di copertura della crisi del Darfur grazie al lavoro di Kristof e altri. Qualche settimana fa lo stesso giornale ha pubblicato un lungo publiredazionale del governo sudanese in cui il governo invitava le aziende a investire nel Paese illustrandone le grandi opportunità. Ciò non ha impedito che, nello stesso numero, il medesimo governo sudanese venisse accusato di genocidio e fosse additato come responsabile dello sterminio delle tribù nel Darfur. Mi chiedo e ti chiedo: fermo restando che la libertà di parola del Times non è stata né presumiblmente sarà inficiata dagli annunci pubblicitari che pubblica, non sarebbe stato doveroso in questo caso rifiutare un simile pubbliredazionale (che pare abbia fruttato circa un milione di dollari)? Capisco che il mondo non sia un posto abitato da duri e puri, ma parliamo di una pulizia etnica, in fin dei conti.


Simonetta Radice, simonetta_radice@yahoo.it
Conosco giornali che avrebbero preso i soldi, e trasformato la pubblicità di quel governo in un articolo come gli altri. Quindi, bravo Nyt: bene così.


I primi video saranno «Brokeback Mountain» e «King Kong» 
Gli Studios venderanno film su Internet
Fino ad oggi le pellicole potevano essere messe sul mercato 30 giorni dopo i Dvd. Le case cinematografiche hanno abolito il limite

(Internet)
(Internet)
LOS ANGELES -
Addio Dvd e videocassette il futuro del mercato dei film è su Internet. Gli studi televisivi di Hollywood hanno dato l'ok e in questi giorni partirà sul web il commercio delle prime versioni digitali di film tra le quali di distinguono alcune pellicole dell'anno 2005 come «Brokeback Mountain» e «King Kong». Sono sei gli studios (Warner Bros., Universal Pictures, Sony Pictures, Paramount Pictures, Twentieth Century Fox Usa and MGM ) che hanno deciso di puntare sulla carta della multimedialità: esse hanno stabilito che per adesso sarà il sitoweb www.movielink.com a distribuire le immagini digitali e i prezzi per scaricare i film si aggirano tra i 20 e i 30 dollari. Non è ancora chiaro però se quanto accadrà negli Usa avverrà con le stesse modalità anche in Italia. A questo proposito infatti la Twentieth Century Fox Home Entertainment Italia precisa che qualora rendesse scaricabili da internet a pagamento i propri film, lo farà garantendo un intervallo di tempo di almeno tre mesi successivi all'uscita in home video così come avviene per la Pay Per View.
DISTRIBUZIONE - La Sony e la Lionsgate inoltre hanno annunciato che presto anche loro distribuiranno film sulla rete ma useranno il sito web www.cinemanow.com. Solo i film prodotti dalla Disney non saranno disponibili, ma assicurano sia la Sony sia la Lionsgate che stanno facendo di tutto per convincere la casa di produzione che produce film d'animazione. Ma la novità principale è che molti dei nuovi film potranno essere scaricati da Internet il giorno stesso in cui vengono distribuiti su Dvd. Le grandi major prevedono che in un primo momento il mercato dei Dvd terrà testa a quello online, ma velocemente sarà surclassato dai film online.
BATTAGLIA - La battaglia per distribuire i film online dura da parecchi anni. Fino ad oggi si potevano scaricare film, ma essi dovevano essere distribuiti sulla rete almeno 30 giorni dopo che fosse cominciata la vendita dei Dvd. Gli studios hanno sempre contestato questa norma, tanto che sottolineavano che essa non faceva altro che alimentare il mercato illegale. Il commercio digitale di Video è esploso dopo che Apple Computer cominciò a vendere episodi di show televisivi con il suo iTunes online lo scorso ottobre.
DECISIONE - Alla fine gli Studios hanno preso questa
La locandina di King Kong (InterneT)
La locandina di King Kong (InterneT)
storica decisione anche per anticipare l'azione di grande aziende di commercio come Amazon e Wall Mart. «La cosa importante è cercare di comprendere il futuro, rispettare l'economia dei Dvd, ma espandersi nel mercato digitale» dice Ben Feingold, presidente «Worldwide Home Entertainment» alla Sony Pictures. I film disponibili su Movielink potranno essere conservati sull'hard disk del computer o trasferiti al massimo su altri due computer. I film potranno essere visti in Tv se il computer è collegato al video. I film scaricati da CinemaNow potranno essere visti solo sul computer.
Francesco Tortora
03 aprile 2006

ItaliaOggi  - Azienda Scuola
Numero 080, pag. 48 del 4/4/2006
Autore: di Giovanni Scancarello
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  Ricerca dell'Associazione italiana editori: il sorpasso delle nuove tecnologie.

Studio, internet batte i libri

Solo tre studenti su 10 utilizzano supporti cartacei

Studiare diventa sempre più un'attività digitale. Secondo le statistiche, un giovane su due studia con il pc. La percentuale degli studenti che ricorrono alle nuove Tecnologie dell'informazione e della comunicazione (Tic) supera, anche se di poco, quella di coloro che utilizzano solo i libri.

Il dato emerge da una ricerca commissionata dall'Associazione italiana editori (Aie) a Renato Mannheimer, dal titolo ´Studiare con il pc: un'indagine Aie Docet', volta a fare luce sul grado di penetrazione delle Tic nelle attività di apprendimento, condotta su un campione rappresentativo di 1.000 studenti, di età compresa tra i 10 e i 24 anni. La ricerca fotografa uno scenario in profondo cambiamento per quanto riguarda le modalità, gli stili e le strategie di apprendimento dei giovani. Sono sempre di più quelli che studiano sia sui libri sia su internet, che ricorrono al pc e alle Tic per fare ricerca, ottenere informazioni, partecipare a comunità di apprendimento.

Scuola digitale

Lo studio dell'Aie mette in evidenza come il ricorso alle Tic per l'apprendimento sia un dato di fatto. Il 63% degli studenti usa tanto internet quanto libri e quaderni per svolgere compiti, esercizi, ricerche e tesine, mentre solo il 27% usa solo supporti cartacei. A destare maggiore interesse sembra proprio questa inversione di tendenza che vede acquisito e maturo il rapporto con le Tic da parte degli studenti per lo svolgimento delle proprie attività di studio e non solo per quelle ludiche, il che dimostrerebbe quanto le tecnologie digitali risultino recepite per lo svolgimento di attività scolastiche al pari delle tecnologie didattiche tradizionali.

Studio digitale

Lo studio è esercizio e tempo dedicato all'approfondimento e gli strumenti digitali diventano sempre più un supporto allo studio personale. L'informazione viene desunta dalla lettura dei dati relativi al tempo dedicato allo studio con gli strumenti tecnologici, che rappresenta, mediamente, circa il 28% (dunque quasi un terzo) del tempo complessivo trascorso per lo studio personale. Il 17% degli studenti passa al pc più della metà del tempo complessivo dedicato all'apprendimento, si tratta soprattutto di studenti più adulti, di età compresa tra i 22 e i 24 anni (31%), studenti lavoratori (36%) che frequentano l'università (21%), mentre un ragazzo su due del liceo dichiara di impegnare più di tre ore a settimana per studiare su materiale scaricato da internet.

Internet sbanca

Dall'indagine emerge inoltre che, per fare i compiti o svolgere altro tipo di attività connessa allo studio, gli studenti utilizzano i programmi di produttività (word processor, fogli di calcolo, editor grafici ecc.), ma è internet la tecnologia più amata. Il 60% dei giovani del campione si collega alla Rete per scaricare materiali di studio, per ricercare informazioni attraverso i motori di ricerca, per consultare repository documentarie ed enciclopediche. Internet, dunque, finisce per essere utilizzato dagli studenti per lo studio tanto quanto il cartaceo (61% vs 60%), e ci sono i primi segni di un sorpasso di internet sui libri, in fatto di tempi di impiego del mezzo per attività di studio. (riproduzione riservata)


La BBC ci prova col P2P

Anno X n. 2308 di mercoledì 18 maggio 2005 (La notizia è vecchia, come sarà riuscita la sperimentazione?)

Per la prima volta un grande network televisivo mette a disposizione degli utenti tutti i propri programmi: pronti per essere scaricati e visti quando e come si preferisce

Londra - Chi l'ha detto che un sistema televisivo pubblico debba essere noioso ed indietro coi tempi? Talvolta le emittenti pubbliche riescono a fare meglio dei giganteschi imperi mediatici in mano ai privati: BBC, lontanissima parente oltremanica della RAI, ha appena annunciato un progetto che sfrutterà un sistema P2P per la distribuzione di contenuti audiovisivi. La BBC si getta così, senza paura, nelle zone della Rete più temute ed odiate da MPAA e soci, solitamente frequentate da pirati e scaricatori compulsivi.
Il progetto inizierà a settembre e durerà fino agli inizi del 2006 e prevede una sperimentazione su larga scala (si parla di circa 5.000 cittadini britannici, regolarmente abbonati al servizio radiotelevisivo nazionale) di un programma sviluppato in collaborazione con Siemens e Kontiki. Utilizzando questo riproduttore multimediale per accedere ad una rete basata sui principi del P2P, gli utenti potranno scaricare tutte le puntate dei propri telefilm preferiti. Oppure quegli interessantissimi documentari che, per colpa magari di un assalto improvviso di narcolessia postlavorativa, sono stati persi.

Già, perchè gli utenti del servizio, battezzato iMP (acronimo di interactive Media Player) potranno decidere in maniera del tutto libera cosa, come e quando vedere un programma: BBC intende mettere a disposizione l'intero palinsesto radiotelevisivo. I contenuti vengono selezionati attraverso un motore di ricerca interno e sarà possibile scaricare film, telefilm e persino programmi di informazione locale.

Sfruttando la larga diffusione delle connessioni ad alta velocità, il direttore del dipartimento per i nuovi media di BBC spera di conquistare il Regno Unito. Ashley Highfield, in una nota ufficiale, ha dichiarato che "iMP potrebbe essere l'equivalente di iTunes per le grandi emittenti, in grado di far accedere la nostra audience a contenuti multimediali secondo i propri capricci: dovunque, comunque e sempre". Naturalmente si prospetta anche un ottimo metodo per aumentare la precisione del marketing: "Per mezzo del nuovo servizio", continua Highfield, "saremo finalmente in grado di avere un feedback diretto su ciò che i nostri telespettatori vogliono veramente".

Il sistema sarà tutelato da una serie di misure per il digital rights management e soltanto i cittadini britannici potranno accedervi. "I contenuti verranno distribuiti tramite un sistema P2P", conclude il direttore di iMP, "ma sarà impossibile riprodurli grazie ad un avanzato sistema di protezione". Queste protezioni anti-copia ed anti-masterizzazione sono state sperimentate nel corso del 2004 e gli esperti della BBC ne garantiscono il funzionamento.

Sono già in molti a sostenere che questa sarà la killer-app dei nuovi media in grado di creare nuovi standard per la fruizione di contenuti online. Oppure iMP sarà "semplicemente" il killer della TV tradizionale? Non ci resta che sperare di sì: il cambio di paradigma nella comunicazione di massa appare sempre più vicino.

Tommaso Lombardi




Mobiles Safe? Hold the Phone (meglio l'auricolare, non si sa mai...)

http://www.wired.com/news/technology/1,70555-0.html

 

The use of mobile phones over a long period of time can raise the risk of brain tumors, according to a Swedish study released on Friday, contradicting the conclusions of other researchers.

Last year, the Dutch Health Council, in an overview of research from around the world, found no evidence that radiation from mobile phones and TV towers was harmful. A four-year British survey in January also showed no link between regular, long-term use of cell phones and the most common type of tumor.

But researchers at the Swedish National Institute for Working Life looked at mobile phone use of 2,200 cancer patients and an equal number of healthy control cases.

Of the cancer patients, aged between 20 and 80, 905 had a malignant brain tumor and about a tenth of them were also heavy users of mobile phones.

"Of these 905 cases, 85 were so-called high users of mobile phones, that is they began early to use mobile and/or wireless telephones and used them a lot," said the authors of the study in a statement issued by the Institute.

Published in the International Archives of Occupational and Environmental Health, the study defines heavy use as 2,000 plus hours, which "corresponds to 10 years' use in the work place for one hour per day."

Early use was defined as having begun to use a mobile phone before the age of 20.

There was also shown to be a marked increase in the risk of tumor on the side of the head where the telephone was generally used, said the study, which took into account factors such as smoking habits, working history and exposure to other agents.

Kjell Mild, who led the study, said the figures meant that heavy users of mobile phones had a 240 percent increased risk of a malignant tumor on the side of the head the phone is used.

"The way to get the risk down is to use handsfree," he said.

He said his study was the biggest yet to look at long-term users of the wireless phone, which has been around in Sweden in a portable form since 1984, longer than in many other countries.
(BC, è vero, dopo una ventina di anni si iniziano ad avere dati statistici epidemiologici...)




Ragazzi stregati dalle nuove tecnologie
I GIOVANI si rivolgono sempre di più alle nuove tecnologie: basti considerare come hanno impiegato il loro tempo libero quelli tra i 14 e i 24 anni nell'ultima settimana: 2,8 ore per la lettura di riviste, quotidiani, fumetti su carta e ben 2,5 ore, per chi usa internet, per leggere articoli di giornale o riviste online. Se poi si guarda alla musica e le immagini, ecco che 7 ore sono dedicate in media ad ascoltare trasmissioni radiofoniche da radio o musica da cd, ben 4,1 ad ascoltarle, per chi lo fa, da internet o su Ipod. E ancora 7,5 ore a guardare un programma televisivo alla tv, ma ben 2,9 ore in media, per chi lo fa, su internet. Sono solo i primi elementi che emergono dal Rapporto 2006 dell'Osservatorio AIE sull'editoria digitale, che sarà presentato domani a Milano. Alla fase di presentazione dell'indagine introdotta dal presidente di AIE Federico Motta e dal presidente del gruppo editoria digitale di AIE Fernando Folini - seguirà la tavola rotonda «Contenuti digitali tra Ipod, Podcast, Blog, Broadcast: quali trend?» in cui saranno a confronto Linus, direttore artistico di Radio Deejay, e Gomma Guarneri, webmaster Feltrinelli editore.

martedì 21 marzo 200

da il tempo

Vodafone swivelling mobile TV phone

Filed under: General, Cell Phones/PDAs — posted by shanto @ 8:55 pm

It appears that this phone is Vodafone’s new 904SH, a handset clearly designed with multimedia and mobile TV in mind. The screen swivels out somehow to allow a landscape viewing orientation and facial recognition features. The antenna sticking out the top has led to postulations that this should be a set up for mobile TV, more specifically the Wansega (One Seg Cell) service found in Japan, which is already being deployed by NTT DoCoMo. Of course, considering that this is likely just a prototype, they’ll probably make that antenna a little less noticeable. Or, at least I hope so, because it’s quite the eyesore.


Novità del 13 marzo 2006 (da Sophia.it)

Contenuti digitali: da innovazioni tecnologiche a innovazioni sociali

Non sono solo quelle tecnologiche e digitali le innovazioni apportate dalla rete. Stiamo assistendo sempre più a delle innovazioni sociali. Il vecchio slogan secondo cui il cliente o l'utente era al centro di tutti i processi legati a prodotti e informazione si sta sempre più spostando verso i contenuti.

Contenuti che legati alla digitalizzazione stanno assumendo varie forme. E soprattutto stanno cambiando le modalità di utenza: dalla pubblicità on line passando ai blog stiamo assistendo alla nuova era in cui gli stessi utenti diventano editori di contenuti e dove le comunità on line decidono cosa pubblicare, in merito a quali argomenti e sotto quale forma: file musicali, testi o contenuti video?

Sta aumentando sempre più la condivisione delle informazioni tra comunità on line con interessi comuni. Sempre più la gente desidera essere connessa e connettersi con i propri amici, sempre più vuole esprimere la propria opinione: in questo senso stiamo assistendo anche a una personalizzazione delle informazioni.

Tutto ciò, ovviamente, dipende dalle licenze libere e dalla facilità d'uso dei software. Gli utenti si stanno trasformando sempre più in fornitori di informazioni assumendo parte attiva nella rete. Un esempio sono alcuni siti sud-coreani in cui sono gli stessi cittadini a fornire informazioni ai siti. Questo caso pioniere indica come gli utenti possano controllare i loro editoriali e seguire il processo di pubblicazione, gestendo anche la fase di remunerazione della loro attività, determinando i loro ritorni economici.

Gli utenti dunque stanno aumentando il loro potere e stanno influenzando la rete controllando come, dove e a che prezzo possono consumare o vendere contenuti. Già in Giappone e in Sud Corea, i servizi attraverso la TV via mobile hanno avuto un successo significativo con un numero ingente di utenti pronti a pagare per ottenere i servizi digitali e la Cina è stato il primo Paese a sviluppare un mercato mainstream per i giochi on line.
E-learning a Cerro al lambro
Podcasting ultima frontiera dell'e-learning
proposto da caterinapolicaro il 15/03/2006 00:00

Immaginiamo di poter scaricare contenuti multimediali e didattici in formato Mp3 e di poterli rivedere e ascoltare quando e dove ci fa più comodo sul nostro lettore iPod...


Immaginiamoci in metro, in palestra, comodamente sdraiati sul divano, alla fermata del tram, in macchina sull'autostrada, il fila alle poste...e immaginiamoci intenti, auricolari nelle orecchie, a ripassare la lezione del giorno, scambiare appunti, aggiornare le dispense del corso.
Futurologia?

No, è il podcasting didattico, l’ultima frontiera dell’e-learning.
Il Personal Option Digital Casting è una radio on line che permette lo scambio e la distribuzione di file audio/video in formato Mp3 tramite una normale connessione internet e la loro successiva fruizione su un qualunque lettore abilitato.

A differenza della tradizionale web radio in streaming, il podcast non richiede un collegamento a internet durante la fase di ascolto, ma solo in fase di downloading: ciò permette di fruire dei file anche in condizioni di mobilità.

Il valore didattico dell’operazione è notevole perchè il podcast offre contributi specifici all’insegnamento e all’apprendimento molto più che rispetto a molte altre soluzioni digitali precedenti. Il Podcasting infatti integra strumenti digitali e non e si innesta proprio sulla mobilità personale mediante tecnologie portabili e di uso comune e nello stesso tempo unisce a ciò quella che è la profondità e l'interattività del web stesso.

Fondamentalmente è come una radio digitale il cui palinsesto è stato suddiviso in pillole di conoscenza in formato Mp3 in modo da downloadare e portarsi dietro audiolibri che si leggono, si vedono, si ascoltano, si navigano.
Sarà poi possibile aggiornare le lezioni, scaricare il materiale di proprio interesse e formarsi delle personalissime library sull'Ipod.

Negli USA la Apple ha già lanciato il progetto iTune U, una piattaforma on-line aperta su cui i docenti possono postare lezioni, immagini di laboratorio, materiale d’approfondimento. Tutti i file sono interoperabili con ogni sistema operativo e fruibili tramite un qualunque player multimediale. Il contenuto didattico è suddiviso in moduli autonomi, continuamente aggiornati e inseriti in percorsi coerenti d’apprendimento.

Il podcast, in conclusione, parla il linguaggio dei multimedia, della mobilità, dei video di MTV. I suoi modelli espressivi offrono un contributo didattico perfetto per le nuove generazioni.

Per i docenti si trovano diversi tutorial in rete che insegnano come si fa un podcast didattico. Segnaliamo quello presente su E-Didateca
e alcune FAQ sul podcasting


Dove cercare informazioni, come orientarsi, a cosa stare attenti: la prima delle pagine settimanali di servizio di Repubblica.it per l'estate dei ragazzi
In vacanza con un lavoro si inizia con l'avventura inglese (da Repubblica:)
di FEDERICO PACE

Qualche settimana di lezione in aula, un impiego a Londra o a Edimburgo, la possibilità di conoscere nuove persone. E' soprattutto d'estate che si coglie l'occasione per provare a migliorare la conoscenza di una lingua e fare un'esperienza di lavoro, pure breve, oltre i confini nazionali. Tra le destinazioni preferite, non solo per gli italiani, c'è senza dubbio il Regno Unito. Indiani, cinesi, francesi o danesi. Dagli anni Sessanta a oggi, tutti si ritrovano a inseguire la stessa meta. Anche perché la conoscenza dell'inglese diviene sempre più necessaria. Anche per chi un lavoro ce l'ha già.

Negli ultimi anni, secondo l'indagine di Eurobarometer, è cresciuta in maniera sensibile la quota di chi lo impara per usarlo sul luogo di lavoro o per trovare un impiego all'estero. Ma quali sono le opportunità di quest'anno? Tra le offerte di impiego nel Regno Unito ci sono sempre meno camerieri e più medici. Meno lavapiatti e più esperti di marketing. E se proprio si vuole rimanere nella ristorazione, per la gran parte dei casi le richieste sono soprattutto per food and beverage manager e chef. Ma anche nell'Information Technology, soprattutto nelle attività di customer care.

Seppure non sono ancora molti coloro che cambiano nazione per motivi professionali nel Vecchio Continente, secondo un sondaggio realizzato dal portale Eures, (dov'e'? BC) le cose non possono che migliorare: il 43% di chi cerca lavoro sarebbe disposto a cambiare nazione qualora gli venisse offerto un nuovo posto di lavoro, il 39% cambierebbe continente e solo l'8 per cento si rifiuterebbe di cambiare città o nazione per ragioni professionali. A questo si deve aggiungere che il 2006 è stato dichiarato dall'Unione europea l'anno della mobilità dei lavoratori e negli ultimi giorni di febbraio è stato presentato a Bruxelles il nuovo portale di Eures che contiene fino a un milione di offerte di lavoro degli operatori delle diverse realtà economiche.

Insomma le opportunità sembrano non mancare. E per questo da oggi inizia una serie di appuntamenti settimanali e di incontri con gli esperti del settore che copriranno le principali mete europee ma anche le occasioni di volontariato internazionale. Auspichiamo sia un modo per aiutare i nostri lettori - innanzitutto i ragazzi - ad cogliere al meglio le occasioni per un lavoro stagionale ma anche per chi vuole rimanere più a lungo.

DOVE TROVARE TUTTE LE INFORMAZIONI
Le pagine guida di Repubblica.it su come orientarsi per un lavoro d'estate /
1 Gran Bretagna
(15 marzo 2006)
Il progetto è stato ideato dall'agenzia militare del Pentagono Darpa (da Corsera)
Gli Usa studiano l'arma «insetto cibernetico»
Introducendo un microchip all'interno di un insetto gli esperti americani ritengono di poter spiare e rintracciare i nemici

GRAFICO
Gli insetti cyborg del Pentagono
WASHINGTON - Potrebbe sembrare l'ultima trovata fantascientifica di James Bond per combattere la guerra al terrorismo del XXI secolo, invece è un progetto reale prodotto dal Pentagono per mantenere la superiorità tecnologica degli Usa in campo militare. La nuova arma è già stata battezzata con il nome «insetto cibernetico» e gli esperti americani assicurano che attraverso questo nuova invenzione potranno individuare il nascondiglio dei depositi di esplosivo nemici e registrare le conversazioni dei terroristi.
(Reuters)
(Reuters)
PIANO - Il piano, che è stato ideato dalla «Defence Advanced Research Projects Agency (Darpa)», un'agenzia che lavora per il Pentagono allo sviluppo delle tecnologie militari americane sin dal 1958, da un punto di vista bellico è davvero innovativa e non conosce nulla di simile. I militari intendono inserire un microchip all'interno di bruchi che in futuro diverranno farfalle. Durante il periodo di sviluppo, mentre la pupa diventa grande, gli organi dell'insetto si sviluppano attorno ai chip. Secondo gli esperti della Darpa, una volta che il bruco sarà diventato una farfalla, l'insetto potra essere controllato scientificamente via radio, potrà registrare e trasmette in diretta attraverso particolari sensori presenti nel microchip le conversazioni riservate che avvengono in un luogo lontano, preferibilmente territori inaccessibili alle forze militare americane. Inoltre individuerà i luoghi dove sono nascosti i depositi di esplosivo e le bombe nemiche. «Si creerà un insetto-ibrido», afferma il sito web della Darpa, «che potrebbe essere veramente efficace nella ricerca di informazioni segrete»
SCETTICISMO - Ma non tutti sono certi che il progetto possa essere portato a termine, anzì c'è chi come il dottor George McGavin, esperto entomologo e ordinario all'Università di Oxford dichiara ai microfoni della Bbc che l'idea gli sembra ridicola. «Non tutte le idee folli sono senza valore. Penso che da alcune idee si possano produrre cose buone, ma questa non produrrà nulla di efficace». Il dottore ritiene che l'inserimento del microchip altererà la naturale evoluzione del bruco e non permetterà alla futura farfalla di vivere. Altri famosi entomologi, come Stuart Hine, dichiarano invece che la convivenza tra l'insetto e il microchip è possibile, ma sono scettici sulla possibilità di creare un insetto-cyborg: «Mi sembra, afferma Stuart Hine, che l'insetto cibernetico sia un'invenzione che potrà essere vista solamente nella fiction»
ESPERIMENTI - La Darpa però non sarà fermata dalle critiche degli accademici. I primi esperimenti partiranno a breve e si concentrano particolarmente sulle vespe e altri insetti: gli scienziati cercheranno attraverso i recettori artificiali presenti su questi insetti di rilevare l'odore di esplosivo
Francesco Tortora
16 marzo 2006


Il listino prezzi della nostra privacy (da beppegrillo.it)

La Procura di Milano ha arrestato 16 persone, tra cui due marescialli della Guardia di Finanza, un poliziotto e due dipendenti Telecom. Il gruppo avrebbe lavorato, spiato, falsificato per mesi per favorire la vittoria di Storace alla Regione Lazio.
Gaspare Gallo, uno degli arrestati, in un’intercettazione dice: “Si mi sto già muovendo io. Sta settimana gli faccio telefoniche e bancarie”, riferendosi a xxxx
Informazioni telefoniche e bancarie su un candidato?
Non è un problema. Basta pagare. Esiste un vero e proprio tariffario, devo dire anche onesto.
In un’intercettazione una delle persone coinvolte, Laura Danani, elenca i prezzi per sapere gli intestatari di numeri di telefono riservati: “Omni 220 euro, Tim 150, Wind 200, Tre 200, fisso 250”.
E indica le banche di cui riusciva ad ottenere informazioni sui clienti: Antonveneta, Bnl, Commercio e Industria, Popolare di Milano, Popolare di Novara, San Paolo Imi: “un’anagrafe per sapere se una persona è presente in queste banche costa 250 euro...lo sviluppo di un paio di mesi di movimenti va sulle 600, lo stesso discorso vale per i titoli”.
Lo spionaggio a fini elettorali può anche passare, ma non l’utilizzo dei nostri dati bancari e telefonici senza equo compenso.
Le compagnie telefoniche e le banche dovrebbero proporci una liberatoria sui nostri dati in cambio della metà del ricavato ottenuto da possibili vendite a servizi segreti, aziende di marketing, privati cittadini.
Sarebbe una vera operazione di trasparenza, nel pieno rispetto della privacy.
Flagello cybercrimine: 800 milioni di euro investiti nel 2005
dalle aziende italiane contro la pirateria informatica
Quando i ladri arrivano via web Il nuovo terrore delle imprese
Un'indagine mondiale dell'Ibm svela le paure degli imprenditori (da repubblica.it)
di GAIA GIULIANI
<B>Quando i ladri arrivano via web<br>Il nuovo terrore delle imprese</B>
Dati Ibm sulla sicurezza informatica

ROMA - La minaccia più temuta dalle aziende di tutto il mondo? Il cybercrimine, che sta facendo lievitare a suon di milioni di euro il capitale che investono ogni anno per proteggersi dagli attacchi di pirati informatici sempre più preparati. Secondo un'indagine resa nota oggi dalla Ibm, che ha svolto un'inchiesta su un campione mondiale di aziende selezionate in 17 paesi, otto dei quali europei, il 58% teme l'attacco di cybercriminali più di quello della criminalità tradizionale. E non c'è da stupirsi visto che per quanto riguarda la sola Inghilterra nel corso del 2004 sono stati spesi più di 100 milioni di euro per riparare i sistemi aziendali danneggiati dai pirati informatici.

"In Italia il rischio è ancora sottovalutato", spiega Mariangela Fagnani, esperta di sicurezza per Ibm, "e dipende dall'arretratezza delle società in fatto di sicurezza informatica. Molte devono ancora adeguarsi agli standard europei e mondiali, e il dato in controtendenza che rileva come solo il 23% di esse ritenga il cybercrimine più preoccupante delle frodi abituali, si spiega da solo". Ma c'è di più, perché "se gli investimenti aumentano" e le cifre parlano di una spesa per le aziende italiane di 800 milioni nel solo 2005 per difendersi dai pirati informatici "è in atto una forte diminuzione degli attacchi pervasivi arginati per il momento dal miglioramento dei sistemi di protezione. Ma non bisogna sentirsi al sicuro perché la cosa fa supporre che ci troveremo presto a che fare con attacchi più mirati e potenzialmente molto più pericolosi", chiosa la Fagnani.
Ma come agisce il crimine organizzato che viaggia sul web? In tanti modi, utilizzando soprattutto i cosiddetti malware, software maligni il cui unico scopo è quello di danneggiare pc e sistemi (il termine deriva dall'unione di malicious e software e significa letteralmente "programma malvagio"). Come inviarli? Tramite una massiccia spedizione di spam che sembra provenire dall'interno delle stesse società (lo spear phishing), e che trae facilmente in inganno chi la riceve, o attacchi mail mirati che nel 2005 hanno raggiunto una media di due-tre a settimana. Uno dei dati più sorprendenti è che la maggior parte delle violazioni di sistema sembra provenire da fonti interne alle stesse aziende. Secondo il Clusit (Associazione italiana per la sicurezza informatica) la percentuale di frodi commesse da dipendenti raggiunge il 60% in tutta Europa, e può trattarsi di sottrazione di fondi monetari, valori come della falsificazione dei conti delle imprese.

Un altro pericolo da non sottovalutare è il "fattore umano", sottolinea sempre l'Ibm, perché una delle principali minacce proviene dal phishing, ovvero l'invio di mail infette (??!!bc) non ad aziende o banche, ma ai clienti delle stesse. Convinti ad esempio di aver ricevuto una mail dall'istituto bancario di cui sono correntisti, i clienti rispondono alla richiesta di cambiare la propria password (una delle strategie più comuni) andando sul sito, e fornendo senza volere la propria al mittente. Lo stesso tipo di attacco può riguardare anche carte di credito e analoghi. "Il punto è riuscire ad individuare in fretta la minaccia, ed evitare di rispondere, perché molti danni derivano proprio dalle operazioni di utenti inesperti che diventano strumenti involontari nelle mani dei criminali", aggiunge la Fagnani. Il phishing resta tutt'ora il sistema più usato dagli pirati informaticiche sono passati in poco tempo da una media di 2,99 milioni di mail al giorno a 5,70 milioni.

Tutte le imprese interpellate dall'Ibm ritengono però che più che difendersi da sole con antrivirus e firewall, dovrebbero essere protette dalle forze di polizia. Il 48% di quelle italiane e il 60% di quelle internazionali è convinta che a tutt'oggi la polizia non si sia ancora impegnata a sufficienza, mentre una percentuale che sfiora il 70% del totale è convinta che il proprio legislatore non stia facendo abbastanza per aiutare società e consumatori a combattere il cybercrimine.

(13 marzo 2006)
commento di BC: la quasi totalità dei problemi di internet derivano da alcuni errori di progettazione,si può impersonare chi si vuole con la e-mail ,si possono mascherare gli indirizzi IP, manca una decente addestramento degli utenti che spesso sono impreparati ed ingenui, ma, sopratutto, i sistemi utilizzati per connettersi ed utilizzare internet e cioè windows, internet explorer, outlook eccetera, non sono stati progettati nell'ottica di un "mondo" ostile ed infetto, (in pratica sono dei colabrodi)
,


Le anticipazioni agli analisti dell'ad di Telecom, Riccardo Ruggero
Da qui al 2008 connessioni dieci volte più veloci per il 98% della popolazione
Internet veloce: con la Adsl 2 Plus
sul web la tv ad alta definizione
di ALESSANDRO LONGO
<B>Internet veloce: con la Adsl 2 Plus<br>sul web la tv ad alta definizione </B>

ROMA - Internet veloce in Italia va verso nuove frontiere: più potenza, più copertura territoriale. Da qui al 2008 la velocità aumenterà di circa dieci volte e le connessioni Adsl diventeranno disponibili per la quasi totalità della popolazione (98 per cento; adesso il dato è di poco inferiore al 90 per cento). A prometterlo è Riccardo Ruggero, amministratore delegato di Telecom Italia: agli analisti riuniti a Milano, mercoledì 8 marzo, per il Telecom Day ha aperto una finestra su quello che sarà il futuro di Internet veloce in Italia.

Il primo passo avanti si chiama Adsl 2 Plus, una nuova rete che entro fine 2006 toccherà il 56 per cento della popolazione. È una tecnologia, già adottata da alcuni concorrenti (Wind, Tiscali, MC-link, Unidata) che permette di spingere la velocità dell'Adsl fino ai 20 Mbps. La Adsl 2 Plus crescerà poi fino a toccare il 98 per cento della popolazione nel 2008.

Velocità preziosa: permetterà all'Italia di avere, in anticipo sul resto d'Europa, la Tv ad alta definizione (tramite Adsl). Una tecnologia che è già realtà in Stati Uniti e Giappone, e che Telecom promette di lanciare nella seconda metà del 2006. Ma la Tv via Adsl non sarà una cosa per tutti: a fine 2006 sarà acquistabile dal 45 per cento degli italiani. Negli anni successivi la copertura non farà balzi avanti: sarà del 56 per cento nel 2008, tagliando fuori quindi quasi metà Italia anche nel lungo periodo.

Nell'immediato, tuttavia, la Adsl 2 Plus di Telecom (Alice 20 Megabit) subisce una battuta di arresto: sarebbe dovuta uscire giovedì 9 marzo, ma Riccardo Ruggero ha detto agli analisti che Telecom sta ancora spettando il via libera dall'Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom) e quindi conta di lanciare l'offerta "entro la prima metà del 2006".

Su Alice 20 Megabit c'è in effetti polemica, perché i concorrenti dicono che Telecom non ha ancora dato loro gli strumenti per preparare offerte antagoniste.
Telecom guarda però avanti fiduciosa e già annuncia quale sarà l'evoluzione dell'Adsl 2 Plus: il Vdsl2, che porterà fino a 50 Mbps la velocità di accesso a Internet (in download). È 12 volte più veloce rispetto alla migliore Adsl di Telecom adesso disponibile. Significherebbe poter scaricare un film di un'ora e mezza, in qualità Dvd, in meno di 15 minuti. Il Vdsl nascerà nel quarto trimestre 2007 e all'inizio sarà solo nelle grandi città (circa 10 per cento della popolazione nel 2008).

Telecom non si è dimenticata della cara vecchia Adsl normale (fino a 6 Megabit), la cui copertura è in crescita, sebbene a ritmi più lenti del previsto: nel corso del 2006 supererà il 90 per cento della popolazione, per arrivare al 96 per cento nel 2007 e al 98 per cento nel 2008. Va meglio alle aziende, per le quali c'è senza dubbio una buona notizia: nel 2006 le SHDsl toccheranno il 100 per cento della popolazione. Sono connessioni simili all'Adsl ma adatte perlopiù a un pubblico business (canoni a partire da 300 euro al mese).

Telecom ha piani anche per la crescita di Internet veloce su cellulare. Sarà quindi possibile avere su telefonino servizi evoluti, adesso proibiti: come la videoconferenza o il download di un film ad alta risoluzione. Le reti Umts a metà 2006 toccheranno circa il 70 per cento della popolazione, per superare l'80 per cento nel 2007 e arrivare all'86 per cento nel 2008. L'evoluzione dell'Umts, l'Hsdpa (3,6 Mbps) sarà sul 48 per cento degli italiani a metà 2006, per arrivare al 72 per cento l'anno dopo e all'84 per cento nel 2008. Gli operatori Tre e Vodafone hanno piani simili di copertura Hsdpa. Telecom parla però già del passo successivo: l'Hsupa (velocità fino a 10 Mbps). Sarà lanciato nel 2007, anno in cui toccherà il 30 per cento degli italiani (60 per cento nel 2008).

(9 marzo 2006)

da Repubblica

 Gli operatori di tlc alle prese con una forte domanda, strutture
spesso obsolete e leggi di mercato. Ecco le soluzioni alternative
Quante centrali da aggiornare
aspettando Adsl 2+ e WiMax

<B>Quante centrali da aggiornare<br>aspettando Adsl 2+ e WiMax</B>

ROMA - Adsl 2+ e WiMax. E' in questi due acronimi che vengono riposte le speranze di chi adesso è condannato ai margini della banda larga. A giugno del 2005, secondo i dati di eMedia Institute, gli italiani con un collegamento internet veloce erano 5.491.000, la stragrande maggioranza con l'Adsl. Una cosa è certa: questa cifra è destinata ad aumentare e diminuirà il numero degli italiani che al momento non possono essere raggiunti dall'internet veloce via cavo. Un processo, questo, che passa inevitabilmente dall'ammodernamento delle centrali telefoniche obsolete, che sono circa 6.000 su 10.400. Senza dimenticare che ci sono le infrastrutture proprietarie di Fastweb, Wind, Tiscali e altri operatori che portano la banda larga dove altrimenti non potrebbe arrivare. E le iniziative dei provider locali che grazie al wi-fi riescono a portare internet anche in alcune delle zone non coperte.

Aggiornare le centrali è di sicuro il primo passo. Spiega l'ing. Mario Gelmini, responsabile marketing consumer e business di Telecom Italia: "Per portare l'Adsl è necessario che all'interno delle centrali telefoniche - quelle da cui partono i cavi di collegamento per le case - siano installati degli speciali apparati che consentono di far passare sul doppino di rame sia la voce che i dati. Per far questo occorre installare un dispositivo specifico che in gergo tecnico si chiama Dslam. Noi attrezziamo le nostre centrali con questi apparati per fornire e gestire accessi Adsl - e continuiamo a farlo - seguendo valutazioni di tipo industriale".

E' la legge del business: fino a quando il bacino di utenza presunto non giustifica l'investimento, questo salto tecnologico non avviene. Ma la domanda cresce e una risposta la si deve pur dare. "Fino allo scorso mese di settembre - continua Gelmini - la copertura del servizio Adsl sul territorio nazionale era pari ad oltre l'85% della popolazione telefonica italiana e le previsioni di fine 2005 sono intorno al 90%. Continueremo ad estendere questa copertura, perché non consideriamo certo questo 90% come nostro target finale".

Purtroppo in certe situazioni esistono dei limiti tecnici, di piattaforme, che almeno per ora non possono essere superati. "Come quando la distanza tra l'abitazione e la centrale raggiunge circa i 3 chilometri e mezzo, per cui non è possibile avere l'Adsl", spiega il responsabile Telecom.

Non resta che sperare nell'evoluzione di questa tecnologia. Ancora Gelmini: "Con l'Adsl 2+, per esempio, si possono coprire distanze maggiori a pari velocità oppure velocità maggiori a pari distanza. La prossima primavera sarà operativa. Si andrà oltre i 4 megabit al secondo per arrivare sino a 20".

Questo per quanto riguarda le soluzioni via cavo. Le alternative si chiamano satellite e WiMax, che è poi un super Wi-fi in grado di assicurare la banda larga da 2 a 10 chilometri. Ma non è certo dietro l'angolo. "Sì, internet via satellite è una delle alternative", sostiene l'ing. Gelmini. "E' possibile navigare in internet utilizzando una connessione satellitare in download, la velocità in upload è invece legata alla linea telefonica commutata. Il WiMax? In collaborazione con alcuni fornitori di apparati stiamo partecipando alla sperimentazione tecnica in due siti in Piemonte, uno in Lombardia ed uno in Sicilia. Sono attualmente in corso le installazioni degli apparati cui faranno seguito i test veri e propri. Ma lavoriamo anche su altre piattaforme, di cui seguiamo gli sviluppi tecnologici con grande attenzione: ci sono infatti anche i cellulari e quelli in particolare che sfruttano le reti mobili Gprs/Edge, Umts e loro evoluzioni".

Anche Fastweb sperimenta il WiMax, in Valle D'Aosta. Una strada che gli operatori stanno battendo perché i costi di ampliamento delle reti tradizionali sono molto superiori. "La posa dei cavi costa circa 100 euro al metro, inclusi materiali, scavi e ripristino delle condizioni precedenti", dice Guido Garrone, responsabile delle tecnologie di Fastweb. Nelle aree meno densamente abitate gli investimenti sono onerosi e non sempre si è certi del ritorno economico". Come fare allora? Da un lato stiamo cercando di organizzarci in consorzi di operatori investendo insieme su certe tratte di rete, per poi distinguerci sui servizi; dall'altro stiamo sperimentando la tecnologia Wi-Max in attesa che si prendano le decisioni negli ambiti competenti, sull'assegnazione delle frequenze, attualmente occupate dal ministero della Difesa". (d.v)

(3. continua)

Leggi la prima puntata
Leggi la seconda puntata

(21 gennaio 2006)


Sealand: il paradiso del Web
a cura di Francesca Buraschi pubblicato il 08/03/2006 nella categoria Tecnologia & Attualità.
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Scopriamo i segreti del principato di Sealand, un'isola artificiale dove non esistono leggi che regolino i flussi dei dati. Porto franco per Internet, il principato è il "data heaven" per eccellenza.

Questa non è una favola, ma dato che si parla di un principato, di una principe e di una principessa, l'introduzione di quanto segue potrebbe essere… "C'era una volta, e precisamente durante la seconda guerra mondiale, un'isola artificiale creata dalla Gran Bretagna. Quest'isola si trovava nella parte meridionale del Mare del Nord, non troppo distante dalla costa inglese. La funzione principale dell'isola e dei suoi abitanti (in prevalenza militari) era quella di controllare i vascelli che si avvicinavano all'estuario del Tamigi, e di difendere quelli in uscita. Qualche tempo dopo la fine della guerra, l'isola venne abbandonata…"

"Un bel giorno, nell'inverno del 1966, una famiglia inglese prese possesso dell'isola-piattaforma. Roy Bates e signora vi si trovarono talmente a loro agio, che l'anno seguente (2 Settembre 1967) dichiararono la nascita di un nuovo stato: il principato di Sealand. I "conquistatori" dell'isola, però, avevano intenzioni molto serie. Infatti, si apprestarono ad alzare la loro bandiera, con tanto di stemma "reale", e a coniare la loro moneta (per non parlare dei francobolli, che ritraggono Mr. e Mrs. Bates). Di fronte a tutto ciò, la Corona Britannica, antagonista per eccellenza in questa fiaba moderna, non poté fare quasi nulla, e nel 1968 si limitò ad affermare che la sua giurisdizione non poteva estendersi fino a comprendere l'isola".



Ma cosa c'entra in tutto ciò il magico mondo del Web? Beh, una delle maggiori particolarità del principato di Sealand è che non ha alcuna legge che regoli il flusso dei dati e la "Royal family" (come ama farsi chiamare la famiglia Bates) ha assicurato che non ne verrà varata alcuna nemmeno in futuro.

Recentemente, un imprenditore americano di nome Sean Hastings, conscio del fatto che su Sealand (quasi) tutto è permesso, ha convinto la famiglia Bates a trasformare l'isolotto in un porto franco per Internet, trasferendovi una società di servizi per il Web (la Heaven&Co).

Lo scopo di Hastings è quello di trasformare lo staterello in un paradiso fiscale e legale per società che operano su Internet. E' per questa ragione che il principato è anche conosciuto come "data haven": nessuna azienda o agenzia governativa potrà carpire i segreti che alcune società custodiscono gelosamente tra i flutti del Mare del Nord. E' sottinteso che queste società, per conservare su Sealand le informazioni riservate sulla loro attività, sono tenute a versare somme da capogiro (niente è gratis, ahimè!).



E se la società rivale si recasse a Sealand per entrare in possesso dei dati della concorrente? In questo caso, l'invasione si tradurrebbe in una dichiarazione di guerra al principato, con tutte le nefaste conseguenze del caso, considerando che i regnanti sono dediti all'uso delle armi e non ci pensano due volte ad impugnare il fucile e a far fuoco sugli ospiti sgraditi (i membri della "Royal family" hanno sempre risposto col fuoco ad ogni tentativo di avvicinamento da parte della loro nazione di origine).

Tuttavia, è il caso di ricordare che anche a Sealand ci sono dei divieti: pedofilia, hackeraggio e spamming sono banditi…tenetevelo a mente, qualora decideste di recarvi (fisicamente o virtualmente) al paradiso del Web!



Telelavoro... da Repubblica...
Folla di spettatori per i concerti della scozzese Sandi Thom
che trasmette live su internet dallo scantinato del suo appartamento
Tour mondiale con centomila fan ma senza mai uscire di casa
Una delle ultime esibizioni vista da 182 mila spettatori in tutto il mondo
"Diventerà un modo rivoluzionario di promuovere la musica"
<B>Tour mondiale con centomila fan<br>ma senza mai uscire di casa</B>
Sandi Thom

LONDRA - Non c'è bisogno di essere Laura Pausini per fare concerti davanti a folle oceaniche. E non c'è nemmeno bisogno di girare il mondo, come fanno la Pausini e altre sue illustri colleghe, anzi: si può tranquillamente restare in casa, con tutti i comfort e gli strumenti del caso. Sono sufficienti uno scantinato e una webcam per entrare nel regno delle star. Ne sa qualcosa Sandi Thom, 24 anni, scozzese di Banf, impegnata in questo periodo con un tour mondiale, "Twenty one nights from tooting" seguito in media ogni sera da 100 mila fan in tutto il globo. Mentre lei suona dalla cantina del suo appartamento a Tooting, a sudovest di Londra, e una telecamera trasmette live su internet le sue performance.

E così, da musicista che faticava a sfondare, Sandi si è trasformata in un autentico fenomeno del web. "Abbiamo ricevuto e-mail dalla Russia, dal Canada, dal Pakistan e dagli Stati Uniti - racconta l'artista al londinese Evening Standard - non riesco a togliermi dalla mente l'idea che ci sia gente in Kentucky, seduta davanti al computer, che ci guarda mentre suoniamo in un seminterrato a Tooting. E' una cosa folle". Il picco di ascolti è quello registrato la scorsa domenica: 182 mila spettatori. E pensare che se avesse fatto un concerto al Wembley Stadium, non ce ne sarebbero entrati più di 90 mila.

L'idea le è venuta facendo, come si suol dire, di necessità virtù. La Thom era in tourneé in Galles, quando la sua automobile smise di funzionare, "e quando attraversi il paese con una macchina che si rompe di continuo - ricorda - non ti restano molti soldi in tasca". Fu così che il suo manager acquistò un modello economico di webcam, e si decise che lo scantinato sarebbe diventato il palcoscenico "privato" della cantante e della sua band.

La scenografia è essenziale: alcuni sgabelli firmati Ikea, sui quali siedono i musicisti e, a fare da sfondo, dei drappi di stoffa acquistati in un negozio della zona. "La prima volta abbiamo fatto venire degli amici per vedere cosa succedeva - spiega Sandi - e l'audience online inizialmente era di una settantina di persone. Poi, un giorno,nell'arco di dieci minuti si collegarono in 670".

Un'esperienza, questa di Sandi Thom, che ricorda quella degli Artic Monkeys, il gruppo di giovanissimi britannici che si sono fatti conoscere offrendo download gratuiti delle loro canzoni su internet, e che adesso riscuotono un successo mondiale di vendite. "Probabilmente - osserva Chris Tank di 'Streaming Tank', la società che produce concerti online - è solo l'inizio di quello che si affermerà come il più nuovo e rivoluzionario modo, per gli artisti, di promuovere la propria musica".

(9 marzo 2006)
VOIP: forse ci siamo (numeri entranti e numeri di emergenza)



povero razorback!!
se clicchi ottieni notizie recenti di google news su razorback
che fine faranno i negozi di musica?



Quella che segue è una IDEA grandiosa!!
In sperimentazione il progetto di una giovane azienda spagnola
Che per questo ha già avuto i finanziamenti dai colossi del web
Il più grande Wi-fi del mondo
con i soldi di Skype e Google

Rete di hot spot in diversi paesi: gli utenti mettono la loro
Adsl in condivisione e accedono gratis a quella degli altri
di ALESSANDRO LONGO
<B>Il più grande Wi-fi del mondo<br>con i soldi di Skype e Google</B>

ROMA - La più grande rete Wi-fi al mondo. Accesso a internet veloce basato su un milione di punti di accesso (hot spot) da costruire entro i prossimi quattro anni in diversi paesi. E' questo il coraggioso progetto - innovativo e figlio di una filosofia libertaria, open source e peer to peer - messo a punto da un'azienda spagnola, la Fon, nata da appena 90 giorni di vita e priva di entrate. Almeno fino a qualche giorno fa, quando per questo progetto ha ricevuto un sostanzioso finanziamento di 21,7 milioni di euro da Skype, Google e da due noti gruppi di venture capitalist, Sequoia Capital e Index Ventures. Una pioggia di soldi del tutto inaspettata. Che ha fatto dire Martin Varsavsky, proprietario della Fon, "è un sogno che si avvera, un'utopia che spicca il volo verso la realtà".

L'idea è innovativa anche perché questa rete sarà costruita dal basso, con l'apporto di tutti gli utenti che vorranno aderire. A formare la griglia di hot spot, punti di accesso pubblico a internet, saranno le normali Adsl degli utenti abbonati, che accettano di condividere la propria connessione (sottoscritta con un qualsiasi provider). Gli altri utenti di Fon che passano in strada, vicino a quell'hot spot (nel raggio di qualche centinaio di metri) potranno così accedere a internet veloce, sfruttando l'Adsl condivisa.

Al progetto, che fino a quest'estate è in fase sperimentale, hanno aderito ad oggi tremila utenti, cioè mille al mese, dal giorno del lancio. Un'idea che fa proseliti, insomma, espandendosi a macchia d'olio. Ci sono hot spot in Argentina, Usa, Spagna e Francia ma l'obiettivo è di essere presente nei principali Paesi del mondo, anche l'Italia. Gli utenti che mettono in comune la propria Adsl poi potranno accedere gratis a quella degli altri.

Per ora e fino a quest'estate è il solo modo di usare la rete di Fon, che però poi la doterà di un modello di business. Fon farà pagare circa cinque euro al giorno, per accedere alla rete di hot spot condivisi, agli utenti che non partecipano al progetto e che quindi non hanno messo in comune la propria Adsl. Questi utenti paganti saranno chiamati "Alien" nel progetto Fon; mentre hanno il nome di "Linus" (da Linus Torvalds, creatore di Linux) quelli che condividono gratis la propria Adsl con gli altri. Da quest'estate sarà possibile anche essere utenti di tipo "Bill" (dal nome del chairman di Microsoft Bill Gates): condividere la propria Adsl e guadagnarci, prendendo una percentuale da quanto pagato dagli Alien che vi si collegano.

A quanto pare nomi importanti del web mondiale credono nell'idea, che in fin dei conti è un cocktail di filosofia hippy e di spirito del capitalismo. Come dichiarato, hanno un vantaggio pratico a sostenere Fon. La nuova rete di hot spot estenderà il raggio di azione di internet, che adesso è quasi del tutto relegata a case e uffici. Internet in mobilità, in strada, nel parco significa nuove occasioni per consultare il motore di ricerca Google o per telefonare via web con Skype (gratis o a basso costo). Nascerà un nuovo pubblico e ulteriori fonti di entrata per le due aziende, quindi.

Google e Skype già in passato hanno mostrato di credere negli hot spot pubblici come modo per estendere la portata dei propri servizi. Google ha creato a fine 2005 una rete Wi-fi gratuita a San Francisco. Skype ha stretto accordi con Boingo (uno dei principali operatori wireless al mondo) e con Netgear (che produce un telefono con il quale è possibile chiamare tramite internet Wi-fi).

(7 febbraio 2006)





traduci....
Arm Severed In Car Crash Found Still Clutching Cell Phone
Topic: Phones
In a car crash that perfectly illustrates the importance of hands-free mobile devices, a Kentucky woman flipped her truck after veering into the median, and severed her arm in the crash. Fortunately, the woman and her six-year-old daughter survived the crash, and paramedics were able to locate the woman's severed arm, which was found still clutching the phone she was talking on when the crash began. The woman was flown to the hospital in serious condition. Use your headsets, people!
http://blog.wired.com/gadgets/

Bufala o realtà?
Cuoci l'ovetto con il telefonino
Utilizzare il cellulare fa male o no? Dalla scienza continuano ad arrivare prove della sua innocuità, ma l'esperienza ...

Anche chi è negato in cucina non potrà più dire «non so nemmeno cuocere un uovo»: non serve infatti essere pratici con pentole e fornelli per prepararsi un bell'ovetto, basta semplicemente avere a disposizione due telefoni cellulari e la frittata – è il caso di dirlo – è fatta! Dalle pagine del satirico Wymsey Chronicle arriva infatti l'incredibile notizia che alcuni membri della comunità virtuale online di Wymsey sono riusciti a cucinare un uovo utilizzando solo due normalissimi telefonini. Su quelle stesse pagine è pubblicata l'originale ricetta per preparare la pietanza, redatta in uno stile che sta a mezza via tra quello dei ricettari di cucina e i consigli di Art Attack. Il tutto mescolato con un pizzico di ironia e cinismo.
LA RICETTA - Apprendiamo così che per lessare l'uovo è sufficiente collocarlo in un supporto di quelli che si usano per mangiarlo alla coque (purché non sia di acciaio o altro metallo), posizionarlo a un centimetro di distanza dalle antenne di due apparecchi radiomobili sistemati orizzontalmente uno di fronte all'altro, quindi mettere in comunicazione i due telefoni tramite chiamata. Dopodichè bisogna accendere lo stereo, o la radio, e alzare il volume a un livello tale da permettere a uno dei due cellulari di trasmettere la musica all'altro. Infine è necessario attendere più o meno tre minuti (a seconda della maggiore o minore potenza delle emissioni elettromagnetiche degli apparecchi usati), e voilà! Ed ecco quindi che - al costo variabile di qualche euro (corrispondente al costo della chiamata, calcolato in base al piano tariffario utilizzato) e a dispetto di tutte le ricerche che dimostrano come l'uso del telefonino non sia affatto dannoso per il nostro cervello - l'uovo è finalmente servito. L'unico modo per sapere se si tratta di leggenda oppure (orrore!) di realtà, è sempre il solito: provarci. E chi lo sa, magari - trafficando in cucina, cellulare alla mano - qualcuno scoprirà che con i telefonini cosiddetti clamshell (quelli fatti a conchiglia, per intenderci) si possono preparare ottimi toast.




OHI OHI...




Primi di Gennaio: il Google video store
Notizie su Quaero (da tradurre)

ecco alcune ulteriori informazioni
salvate qui per comodità (ottimo parere)
preclaro esempio di disintermediazione?


Un PC placcato oro... economico no?

Amazon, vende i libri a pagina (micropagamenti?)
I nuovi videogiochi...parental control

Il grande pubblico si infurbisce, sarà anche merito degli studenti del Meucci?

rilasciato la versione 1.5  di mozilla Firefox (scarica)
sul sito di Firefox esistono moltissime "estensioni" scaricabili che aggiungono interessanti funzionalità al browser

versione 2 di Openoffice 70MB

truffe online: i RATS
telefonia e web (VOIP)
truffe su internet






i giovani inventori

compiti copiati da internet?

Ventimila articoli in un anno
quotidiani online dai banchi di scuola


XBOX 360 su ebay?
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Xbox 360 Does Flips
Huge demand for the Xbox 360 activated the greed gene for some folks lucky enough to get their hands on Microsoft's hot new console. About 1,800 Xbox 360s changed hands on eBay between midnight and noon Tuesday, with some game-and-console packages hitting $2,500, the Associated Press reported. The online auction site pegged the average selling price for the console, which retails for $400, at $660. An eBay spokesman called the flipping frenzy "par for the course" when prized gadgets hit store shelves in limited quantities. "What you see on eBay is a classic reflection of supply and demand," he said.
-- Lewis Wallace
---------------------------
linux day, festa del pinguino (repubblica)
la italian linux society

diritti d'autore e mp3






ohi ohi... Depresso, solo e abbracciato al pc
l'identikit dell'internet-dipendente




TV ALICE su internet (on demand)
Radio su Internet (da Repubblica)


con le web radio: queste ultime sono le più gettonate, perché con un computer e un investimento minimo è possibile creare una vera e propria emittente.

novità a breve su adsl (prezzi e prestazioni)


bomba!!! skype sui telefonini!

Motorola, Skype e iTunes

martedì 15 febbraio 2005 09:59:43 CET da Luca

Motorola E1060Tra i tanti annunci in arrivo ieri da Cannes, due di Motorola che non vi abbiamo ancora presentato. Anzitutto la demo dell'E1060, il primo cellulare della casa americana con a bordo iTunes. I telefoni iTunes hanno spaventato tanto Nokia e Microsoft da spingerli ad un accordo su Windows Media Audio. Update: in realtà Motorola ha mostrato un E1060 con iTunes, ma l'E1060 non avrà iTunes installato.

Il secondo, e forse il più importante del congresso, è l'accordo tra Motorola e Skype. Motorola integrerà funzionalità Skype all'interno di cuffie, telefoni senza fili e cellulari. Sicuramente oggi gli operatori di telefonia mobile staranno oscillando tra rabbia e depressione.

Se fossero stati solo piccoli produttori come i-Mate a fare accordi con Skype, i gestori di reti per la telefonia mobile avrebbero potuto tranquillamente metterli in difficoltà minacciando di boicottare l'acquisto dei loro modelli come telefoni "subsidized" (quelli dati a basso prezzo ai clienti).

Quando Skype riesce a fare un accordo con un grosso produttore come Motorola, il gioco cambia: gli altri produttori dovranno prima o poi seguire con prodotti analoghi. E per i gestori diventerà molto più complicato ostacolarne il funzionamento.

La presenza di Skype sui telefonini toglie ai gestori parte del potere di decidere il prezzo delle chiamate. Con Skype sarà possibile decidere quale rete usare a seconda della convenienza. Ad esempio, le telefonate internazionali potrebbero avvenire via VoIP tramite connessione dati GPRS o UMTS. Quando si è a portata di un punto di accesso Wi-Fi, si potrebbero fare chiamate gratuite, e così via.

Complimenti a Motorola per la mossa coraggiosa. Un produttore che ha deciso di rivolgersi direttamente agli utenti, anzichè pensare prima alle esigenze dei gestori. Attendiamo l'arrivo dei primi modelli con Skype.